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VERSO LA RIFORMA DELLA RISCOSSIONE ESATTORIALE IL FISCO INCASSA IL 42,68% E RIMBORSA QUASI L’1%

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Il Disegno di legge delega di riforma fiscale, che il Governo ha approvato il 05 ottobre 2021, prevede la riforma della riscossione esattoriale che, attualmente, penalizza fortemente il cittadino – contribuente e favorisce al massimo le richieste fiscali.

  1. QUANDO IL FISCO INCASSA

Quando il fisco iscrive a ruolo la liquidazione delle imposte (art. 36 – bis D.P.R. n. 600/1973) pretende dal contribuente moroso, anche per motivi di forza maggiore (per esempio, crisi economica, crisi del settore, pandemia ecc.), le seguenti percentuali sull’imposta non versata:

4% annuo, a partire dal giorno successivo a quello di scadenza del pagamento e fino alla data di consegna all’agente della riscossione dei ruoli nei quali tali imposte sono iscritte (art. 20 D.P.R. n. 602/1973 e art. 2 D.M. del 21 maggio 2009);

4,5% annuo, sulle somme il cui pagamento è stato rateizzato o sospeso (art. 21 D.P.R. n. 602/1973 e art. 3 D.M. del 21 maggio 2009);

2,68% annuo, decorsi inutilmente i 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, escluse le sanzioni e gli interessi, gli interessi di mora si applicano a partire dalla data della notifica della cartella e fino alla data del pagamento (art. 30 D.P.R. n. 602/1973);

30%, sanzione per ritardati od omessi versamenti diretti (art. 13, primo comma, D.Lgs. n. 471/1997);

6%, aggio (oggi onere della riscossione) a carico totale del contribuente debitore, che non versa entro 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, sulle somme iscritte a ruolo e sui relativi interessi di mora riscossi (art. 9 D.Lgs. n. 159 del 24/09/2015).

Totale 42,68% sull’importo non versato.

A tal proposito, occorre precisare che, sino ad oggi, il fisco ancora non ha rispettato le seguenti disposizioni normative:

  1. QANDO IL FISCO RIMBORSA

Musica totalmente diversa quando il fisco deve rimborsare.

Infatti:

 

  1. CONCLUSIONI

Alla luce di quanto succintamente sopra esposto, è auspicabile che, in sede di approvazione della delega, il Parlamento corregga le succitate storture e, per quanto riguarda almeno gli interessi, metta sullo stesso piano il fisco ed il cittadino – contribuente.

Infine, è necessario che si riformi subito l’aggio (come più volte sollecitato dalla Corte Costituzionale, da ultimo con la sentenza n. 120/2021), per esempio affidandolo alla fiscalità generale.

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