La Giustizia si dimostra spesso troppo timida per riporre in essa speranze, ma non bisogna mai dimenticare che il fine di una legge, soprattutto di una legge che riguarda la limitazione di diritti importanti per la persona, deve essere sempre la protezione delle persone stesse.
A volte però, la reale volontà delle persone viene nascosta, soppressa dal macigno della burocrazia e dalla complessità della macchina chiamata società.
A Velletri, il Giudice tutelare Dott. Maurizio Colangelo, come si legge sul quotidiano Il Corriere Nazionale e in altri articoli di stampa e da informative pervenute da differenti lettori sia operatori di giustizia (avvocati, cancellieri, ecc.) sia gente comune che non frequenta le aule, ma che si è identificata nel caso umano, con il suo operato e le sue scelte, ha avuto il coraggio e – aggiungerei – fatto il suo dovere di difendere un Uomo (il quale, pur avendo chiesto di vedersi nominato un amministratore di sostegno, ancora ragiona lucidamente e sa cosa vuole), ed ha scelto di difendere quelle che ha deciso essere le sue reali e legittime volontà, al di là di quello che tutti gli altri volevano e credevano fosse giusto per lui.
Medici, familiari, amministratori e burocrati sostenevano, come emerge dalla lettura degli organi di stampa, fermamente che l’«Uomo» avrebbe dovuto vivere il resto dei suoi giorni in una RSA, ma L’Uomo no. L’Uomo continuava a ribadire ciò che nel tempo aveva detto e scritto in ogni dove. Lui non voleva sopravvivere in una RSA, ma voleva vivere il Mondo, magari da casa sua.
Tutti si erano mossi affinché ciò avvenisse senza il suo consenso, tutto era predisposto: i moduli firmati, l’inserimento iniziato.
Questa volta, però, è entrata in scena la Giustizia, quella con la G maiuscola, quella silenziosa che lavora con la testa bassa e non ama la ribalta delle esposizioni mediatiche: il Giudice non si è fidato delle carte, ha scelto di dare ascolto a quell’Uomo, ha voluto – come previsto proprio dalla legge nell’iter giudiziario della sezione tutelare speciale – ascoltare, con profonda sensibilità ed umanità e non solo con attenzione giuridica, l’Uomo ed ha verificato tutte le carte messe a sua disposizione, ed ha messo numerosi paletti “ giudiziari” a chi stava manipolando la vita dello stesso e ponendo limiti a chiunque volesse ostacolare la sua libera autodeterminazione.
Nessun eccesso … ma soprattutto nessun condizionamento, ma solo una attenta azione giudiziaria scrupolosa e volta ad entrare nelle pieghe e nella coscienza delle persone coinvolte in questa vicenda processuale.
Attento sicuramente, il Dott. Colangelo si è reso conto che si stava condizionando il destino di una persona, ignorando le sue legittime volontà, in totale violazione della “ratio” stessa della norma dell’art. 408 co. 1 cc e della giurisprudenza più attuale, che prevede che ogni atto conseguente giudiziario ha e deve avere sempre un suo peso, ma deve considerare la centralità dell’essere umano e le sue volontà., e, in questo senso, ha operato affinché chi stava sbagliando fosse ostacolato dalla Giustizia.
In ogni caso nella fattispecie che è stata sottoposta al suo vaglio, questo Giudice sino adesso ha dimostrato sicuramente non solo sensibilità, ma anche una professionalità ed un equilibrio assolutamente essenziale in vicende giudiziarie di questo genere.
Un particolare plauso bisogna riservarlo, poi, al Presidente della Sezione Dott. Riccardo Massera (ndr: nome reperito dal sito del Tribunale) che dirige un ufficio tutelare, assai delicato, che con i suoi magistrati funziona nel suo complesso molto bene e dimostra all’esterno che vi è anche una giustizia attenta.
Mai dimenticare che la libertà e la dignità dell’Uomo non hanno una scadenza, non hanno un’età e che la legittima volontà di un Uomo deve essere sempre rispettata, e dove possibile, anche attuata!
Continueremo a seguire la vicenda … L’Italia ha necessità di questi esempi.