RIPARTIRE PER … TORNARE

Avv. Cristiana Arditi di Castelvetere

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Art. 1 Codice Deontologico Forense

L’avvocato tutela, in ogni sede, il diritto alla libertà, l’inviolabilità e l’effettività della difesa, assicurando, nel processo, la regolarità del giudizio e del contraddittorio. 2. L’avvocato, nell’esercizio del suo ministero, vigila sulla conformità delle leggi ai principi della Costituzione e dell’Ordinamento dell’Unione Europea e sul rispetto dei medesimi principi, nonché di quelli della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, a tutela e nell’interesse della parte assistita. 3. Le norme deontologiche sono essenziali per la realizzazione e la tutela dell’affidamento della collettività e della clientela, della correttezza dei comportamenti, della qualità ed efficacia della prestazione professionale.

Il nostro mondo forense  esce da un quadriennio pesante: gli ultimi 4 anni si ricorderanno per quella pandemia che ha stordito tutti noi,  per quelle “norme di contenimento”, per quella così triste quanto impietosa  espressione “recante misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione della proroga dello stato di emergenza”. 

Decine di “protocolli”, che culminano con  la ciliegina di una “riforma” che ha definitivamente guarnito l’intortamento: si nota, oggi, come la  “inviolabilità ed effettività della difesa” e la “regolarità del giudizio e del contraddittorio”  -così orgogliosamente richiamate nell’incipit del nostro Codice Deontologico Forense- siano  le grandi escluse di un “progetto giustizia”.

Poter mettere in dubbio la ingiustizia di decisioni inique, era possibile: la posizione di figure autorevoli, il cui ruolo vuole (vorrebbe) la legittimazione per una contestazione importante e qualificata, ben lo avrebbe consentito.

Andare a bussare ad ogni porta, reclamare e contestare: in ragione di quel principio di tutelare  “in ogni sede, il diritto alla libertà, l’inviolabilità e l’effettività della difesa, assicurando, nel processo, la regolarità del giudizio e del contraddittorio”  (la ripetizione non è casuale, perché è ciò che deve, sempre, essere ricordato: il Primo articolo del nostro Codice!).

Non ho visto nessuna ribellione, in questi ultimi quattro anni:  ho solo letto  provvedimenti vari che rappresentavano di aver  “sentito il parere del Consiglio dell’Ordine”, quasi come alibi da offrire per  svuotare il Tribunale dalla presenza “fastidiosa” degli Avvocati …

Un “parere” che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma non ha, a tutto voler concedere,  mai divulgato, semmai sia stato effettivamente espresso.

E mi  chiedo, dunque,  se  la mera “presa d’atto”  possa essere definita  “un parere”: perché  sfido qualsiasi iscritto a pensare che quel “parere”, di mera  assuefazione di tutte queste poco edificanti “linee guida”,  sia una tutela (cfr. Art. 1 n.c.d.f.).

A me appare qualcosa di molto più vicino alla inerzia che colpisce chi potrebbe (e dovrebbe) ribellarsi (stante il ruolo di rappresentante), ma ritiene più comodo riposarsi  al calduccio dei  propri prestigiosissimi incarichi: il che è giusto, da un certo punto di vista.

Diventa condotta inappropriata,  se siedi in Consiglio dell’Ordine e vedi che l’intera Categoria è allo sbando.

Nulla ho visto,  in termini di garanzia  degli interessi comuni di una Categoria che  -con la scusa della “emergenza Covid-19”- è stata spogliata delle proprie prerogative: entrare in cancelleria, parlare con i Giudici, guardarli negli occhi mentre parli e tratti la tua udienza perché -in quel momento- stai esercitando un sacrosanto diritto di difesa per il riconoscimento dei diritti della persona.

Ho solo visto che -per tutto questo- è stato “sentito il parere del Consiglio dell’Ordine”.

Assisto al trionfo della trattazione scritta (che è quanto di più deleterio potesse nascere dalle menti di chi non ama gli Avvocati), ed ho letto dichiarazioni di  mero compromesso quando vietarono l’ingresso agli Avvocati “non muniti di greenpass” (invece di impugnare quel provvedimento decisamente iniquo ed umiliante).

E sì, che di cose da fare ce n’erano assai: tipo bussare alle porte, reclamare, ribellarsi, contestare, imporsi, discutere, insorgere, opporsi.

Tipo fare gli Avvocati, insomma …

Al contrario  sembra che coloro che lì sedevano, si fossero divertiti a dimenticare di essere Avvocati: una amnesia oggi sin troppo dilatata, durante quello stillicidio inesorabile di “protocolli” e/o “circolari”,  che ha determinato (è un fatto!) il venir meno della presenza dei difensori in Aula: loro, che oggi ripropongono la stessa composizione, lo stessa lista, lo stesso Consiglio dell’Ordine.

I corridoi sono  vuoti (l’udienza “cartolare” è, ormai,  disposta de plano); la escussione dei testimoni è de-legata ai “GOP” (Avvocati come noi, ma re-legati  a raccogliere la prova senza conoscere  l’oggetto del contendere); le udienze presidenziali vengono svolte “per iscritto”; e, ti dirò, mi aspettavo  un furor di popolo quando (era estate, e faceva caldo!) i giornali stampavano la notizia della decisione tout court dei rinvio di tutti i processi collegiali per “sei mesi” nudi e crudi.

E, invece, nulla: solo la richiesta di nuova elezione da parte delle stesse persone che non hanno impedito che si arrivasse allo sfacelo odierno, a Roma, che è sotto gli occhi di tutti.

II Consiglio dell’Ordine esercita i poteri e le funzioni previste dalla legge per valorizzare la rilevanza giuridica e sociale della professione forense, per garantire l’indipendenza e l’autonomia degli avvocati, per tutelare la libertà dei difensori e l’affidamento della collettività e della clientela nella classe forense.

Questo, è: valorizzare la rilevanza giuridica e sociale della Professione Forense.

Da qui bisogna ripartire: per tornare a ciò che eravamo (e che vogliamo continuare ad essere).

Un gioco di parole, che non è scritto a caso: “ripartire per tornare” a valorizzare la rilevanza giuridica e sociale della Classe Forense.

Spazziamo via questi quattro anni: e ricominciamo a fare (e non solo essere) Avvocatura, con la voglia di esaltare  il ruolo che la Categoria  ha storicamente avuto nei cambiamenti epocali, e di ritornare in Tribunale!

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