Pandemia e libere professioni: alcune idee per dare una speranza al futuro dei professionisti post COVID 19, ovvero flat tax ed equo compenso.

Pandemia e libere professioni: alcune idee per dare una speranza al futuro dei professionisti post COVID 19, ovvero flat tax ed equo compenso.

 

Nessun professionista a gennaio di quest’anno poteva immaginare quanto di lì a pochi mesi sarebbe accaduto nel suo studio ed intorno a lui.

La pandemia da Coronavirus, che ha causato la perdita di tante vite e colpito gravemente il sistema sanitario, ha anche fortemente compromesso quello socio-economico. L’impatto che avrà nell’immediato futuro comproverà che ora è tutto molto più fragile e ci costringerà a rivedere abitudini e progetti di vita e di lavoro.

Oggi molti professionisti hanno assoluto bisogno di risorse di cui solo pochi avranno disponibilità. La stasi imposta come misura per contrastare l’emergenza sanitaria sta infatti mettendo allo stremo le capacità finanziarie di tanti.

Troppo tempo sta scorrendo senza che si provveda con specifici provvedimenti a sostenere un’economia che, in particolare per i professionisti, sta andando verso una crisi irreversibile che ben presto si manifesterà con una caduta verticale. Il tutto è aggravato dal fatto che i professionisti non hanno una loro rappresentanza “sindacale” che possa far sentire la loro voce e, nella stragrande maggioranza dei casi, pativano già una decrescita dei fatturati.

La risposta sino ad oggi data dal Governo è stata verso le libere professioni assolutamente insufficiente per consentire di fronteggiare la situazione in essere e dare una speranza di futuro ai professionisti. Occorre ben altro che il semplice rinvio del pagamento delle imposte e dei contributi (peraltro misure certamente necessarie), che sposta solo nel tempo l’indebitamento, né si può considerare una risposta soddisfacente l’erogazione di sussidi minimi per alcuni mesi.

Occorre prendere atto del fatto che il primo problema a cui ciascun professionista dovrà far fronte sarà la crisi di liquidità dovuta al calo della domanda, alla carenza di pagamenti, all’allungamento dei tempi dei servizi offerti dovuto alla sospensione delle attività Saranno necessarie risorse di cui non tutti avranno disponibilità.

Nel breve periodo, l’ipotesi più realistica – sulla quale convengono diversi studiosi del mondo economico – è che l’impatto del Coronavirus comporterà un calo dei ricavi e conseguentemente dei margini di profitto. Per queste ragioni sarebbe necessario un radicale cambio di rotta per dar vita ad adeguate misure di politica fiscale, per preservare la liquidità e, infine, per adottare misure protettive dagli effetti distorsivi della concorrenza.

Le misure di politica fiscale

Una misura fiscale che pare necessaria è quella avente ad oggetto l’applicazione di un temporaneo regime fiscale agevolato per le professioni regolamentate, soggette a controllo ministeriale. Si potrebbero rimodulare le aliquote fiscali, in modo da ridurre, per un periodo di tempo limitato, il peso del carico fiscale.

Questa potrebbe essere una concreta proposta di articolato legislativo che verrebbe concretamente incontro alle esigenze della situazione emergenziale, che sicuramente si manifesterà in un breve periodo, al fine di favorire una progressiva ripresa delle attività professionali, intervenendo in una prospettiva temporale di tre anni:

Proposta di legge “flat tax”

(Applicazione di un temporaneo regime fiscale agevolato per le professioni regolamentate soggette a controllo ministeriale)

Comma 1. Ai contribuenti esercenti professioni regolamentate e soggette a controllo Ministeriale, per gli anni d’imposta 2020, 2021 e 2022, si applica il regime fiscale agevolato di cui al comma 2 della presente legge.

Comma 2. (Modifiche all’articolo 11 del testo unico in materia di determinazione dell’imposta). All’articolo 11 del testo unico, e successive modificazioni, in materia di determinazione dell’imposta, per i contribuenti esercenti professioni regolamentate e soggette a controllo ministeriale e purché iscritti, anche in forma associata o societaria, ad un albo o collegio sottoposto alla vigilanza del Ministro di Giustizia, nonché per le micro e piccole imprese come definite nel Decreto ministeriale 18 aprile 2005, limitatamente agli anni d’imposta 2020, 2021 e 2022, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. L’imposta lorda è determinata applicando al reddito complessivo, al netto delle deduzioni indicate nell’articolo 10, comma 2, le seguenti aliquote:

l’aliquota fissa del 5 per cento sino a redditi di euro 40.000,00;

l’aliquota fissa del 10 per cento sino a redditi di euro 80.000,00;

l’aliquota fissa del 15 per cento sino a redditi di euro 120.000,00;

l’aliquota fissa del 20 per cento sino a redditi di euro 200.000,00»;

l’aliquota del 30 per cento per redditi oltre euro 200.000,00

b) il comma 3 è abrogato.

Comma 3. (Disposizioni di coordinamento). A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e per il periodo indicato nella stessa cessano di avere applicazione le norme del testo unico incompatibili con le disposizioni di cui alla presente legge.

Comma 4. (Abrogazioni) Gli articoli 12 ,13 ,15, 16, 16-bis e 78 del testo unico, e successive modificazioni, sono temporaneamente abrogati.

 

Le misure per preservare la liquidità

La liquidità andrà tutelata rafforzando gli strumenti di tutela per i pagamenti delle competenze dei professionisti, specialmente quando il debitore è la stessa Pubblica amministrazione ed assicurando finanziamenti a fondo perduto se saranno mantenuti i livelli occupazionali e, cosa fatta ma ad oggi rimasta inattuata, garantendo da parte dello Stato prestiti in favore dei professionisti.

Le misure protettive dagli effetti distorsivi della concorrenza

A tutto questo sarà necessario abbinare politiche di sostegno per evitare gli effetti distorsivi della concorrenza al ribasso (che è fenomeno patologico nei periodi di crisi) ed in questo senso non sarà più dilazionabile l’introduzione di un’effettiva e generalizzata tutela dell’equo compenso.

L’Organismo Congressuale Forense, in adempimento dei deliberati Congressuali, ha approvato una proposta di legge che, in attuazione dell’art. 36 della Costituzione, all’articolo 2233 del codice civile aggiunge i seguenti commi:

‘IV. Sono nulle, ai sensi del secondo comma, tutte le clausole contrattuali o gli accordi tra cliente e professionista che non prevedono un compenso equo e proporzionato all’opera prestata, tenuto anche conto dei costi sostenuti o anticipati dal lavoratore autonomo; sono tali le pattuizioni di un compenso di ammontare inferiore ai minimi stabiliti dai parametri ministeriali per la liquidazione dei compensi dei professionisti iscritti agli ordini o collegi definiti dai decreti ministeriali adottati ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, dal decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell’articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, o inferiore ai corrispettivi minimi definiti dal decreto del Ministro della giustizia 17 giugno 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 174 del 27 luglio 5  2016, adottato ai sensi dell’articolo 24, comma 8, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. L’accordo, la convenzione o il contratto che preveda un compenso inferiore a tali valori potrà essere impugnato dal professionista innanzi al tribunale, al fine di far valere la nullità della pattuizione e chiedere la rideterminazione giudiziale del compenso per l’attività professionale prestata. Il tribunale procede alla sua rideterminazione in base ai parametri ministeriali in vigore al momento di cessazione dell’incarico relativamente alle attività svolte dal professionista, tenuto conto dell’opera effettivamente prestata.

V. Sono altresì nulle le pattuizioni che vietino al professionista di pretendere acconti nel corso della prestazione o che impongano l’anticipazione di spese o che – comunque – attribuiscano al committente vantaggi sproporzionati rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro svolto o del servizio reso. In ogni caso non è valida, ed è deontologicamente sanzionabile, la pattuizione di una prestazione professionale a titolo gratuito, salvo l’esistenza di specifici motivi sociali o familiari, atti a giustificare la scelta del professionista di non chiedere alcun compenso.

VI. Non sono valide le rinunce da parte del professionista a far valere la nullità di cui al comma IV

Nel testo licenziato dall’Organismo, oltre a estendere il principio sopraindicato della nullità a tutti i rapporti tra P.A. e professionista, si prevede espressamente che il rispetto dei parametri fissati dal Ministero è obbligo deontologico del professionista.

D’altro canto, non si deve dimenticare che ogni cliente è oggi sufficientemente garantito dall’obbligo di informativa sui costi della prestazione; obbligo che ha di fatto azzerato ogni asimmetria informativa tra professionista e cliente (che sia o meno consumatore).

Solo agendo in questo modo si potranno limitare i danni derivanti da scenari, di medio e lungo periodo, che non siamo ancora in grado di valutare compiutamente nella loro gravità e che incideranno in maniera pesante sulle professioni, sulle imprese e sui cittadini.