La formazione umanistica in mediazione

La formazione umanistica in mediazione

 

 

Il concetto di “intelligenza emotiva” è stato dibattuto da diversi autori, basti ricordare David Goleman che ha messo in chiaro la necessità di aprire ampi spazi alle emozioni, perchè esse esercitano un potere sulla persona e sulle sue relazioni sociali. Quest’ultimo è un profilo rilevante sia per la mediazione civile e commerciale, sia per la mediazione familiare: non trascurare le emozioni, i valori e i motivi personali, aumenta la possibilità di risolvere il conflitto, non soltanto con la composizione degli interessi economici sottostanti, ma ponendo le basi per riportare in equilibrio la relazione personale. Elemento distintivo e qualificante il percorso di mediazione è dunque che in esso rilevano emozioni, valori e motivi che in sede di contenzioso civile sono sostanzialmente irrilevanti. In un’ottica prospettica, lo spazio dato agli aspetti umanistici propri delle emozioni e dei valori, non può che eleggere i sistemi di A.D.R., come preferenziali nella gestione di tutto il contenzioso che abbia ad oggetto la persona e le sue relazioni.
In una visione  che fa prevalere un modello di giustizia imperniata sul diritto collaborativo non contenzioso, sarebbe auspicabile non soltanto una sede alternativa al contenzioso giurisdizionale, ma una vera e propria de-giurisdizionalizzazione, con regolamentazione di sistemi reali di Med-Arb e altri strumenti di A.D.R.
La parte in mediazione ha l’opportunità di esprimere le proprie emozioni e verificare quelle altrui. Il mediatore accompagna le parti, aiutandole ad individuare, in modo empatico, i bisogni reciproci collegati alle emozioni emerse, epurate da eventuali equivoci sorti dalla interruzione, più o meno grave, della relazione dialogica. Lo scopo è aiutare la reciproca comprensione delle rispettive posizioni personali – attraverso la parafrasi o altre tecniche – e superare gli “ostacoli emozionali” che non consentono di passare alla fase di vera e propria negoziazione e quindi all’accordo conciliativo.
Quanto appena sopra, induce a considerare negativamente le proposte di legge tendenti a sottrarre alla mediazione civile obbligatoria, la materia dello scioglimento della comunione inerente beni immobili, per trasferirla ai professionisti di cui all’art. 179 ter cpc o ai notai, perché pur ammettendo la specifica competenza tecnica di questi ultimi, non v’è prova che gli stessi abbiano le competenze relazionali e umanistiche (nel senso di Jacqueline Morianeau) per poter, preliminarmente, trattare il conflitto che connota il contenzioso in essere tra le parti. Ne consegue che togliendo dalle materie di mediazione obbligatoria lo scioglimento della comunione, si impoverirebbe eccessivamente l’ambito applicativo della mediazione civile e si frustrerebbero le aspettative dei mediatori civili che, invece, sul punto hanno dato prova evidente di capacità professionale, stante che è la materia con la percentuale più elevata di accordi (vedi statistiche ministeriali). Non può sottacersi inoltre che si danneggerebbero le parti della mediazione, poiché la mancanza di competenze relazionali specifiche dei tecnici dei diritti reali, abbasserebbe la percentuale di accordi conciliativi e aumenterebbe il contenzioso civile, portando al risultato aberrante di centrare l’obiettivo contrario alla ratio legis che sottende agli istituti di gestione del contenzioso civile, a mezzo di strumenti alternativi. Si trascura e svilisce anche la presenza dell’avvocato al tavolo della mediazione, quale soggetto titolare dell’obbligo di garantire la conformità dell’accordo alle norme di ordine pubblico e imperative di legge, anche ai fini dell’esecutività del verbale di accordo.
Alla stessa maniera si riporta una visione critica anche dell’attribuzione ex lege del titolo di mediatore all’avvocato e i motivi riguardano essenzialmente la mancanza di percorsi formativi specifici in materia umanistica, in ambito relazionale e di gestione del conflitto.  Da tempo sperimento e propongo un modello che ha grande potenziale applicativo, quello della co-mediazione umanistica integrata, in cui due professionalità (un mediatore con formazione relazionale/umanistica, insieme ad un avvocato mediatore di diritto con competenze più tecniche) si coadiuvano in co-mediazione, integrando le proprie rispettive competenze, per un risultato di sicura eccellenza.

 

 


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