L’AZIONE DI RIDUZIONE: PRESUPPOSTI ED AMBITO APPLICATIVO

L’AZIONE DI RIDUZIONE: PRESUPPOSTI ED AMBITO APPLICATIVO

L’azione di riduzione ex art. 553 c.c. è volta alla reintegrazione della quota riservata ai legittimari la quale si assume essere stata lesa.
Detto altrimenti: quando sulla massa ereditaria si apre la successione legittima, nel concorso dei legittimari con altri successibili, le porzioni che spetterebbero a questi ultimi si riducono in proporzione nei limiti in cui ciò serve per integrare la quota riservata ai legittimari.
Tale azione è pensata dal Legislatore a salvaguardia dei soggetti ultimi indicati, sui quali occorre soffermarsi.
E’ bene, infatti, chiarire che la successione necessaria non costituisce un terzo genere di successione, oltre a quella testamentaria e legittima, ma, più semplicemente, un correttivo normativo al fine di consentire ai legittimari di ottenere, in caso di successione testamentaria, una quota che la legge loro riserva.
Parte della dottrina ha osservato che tale categoria non avrebbe ragion d’essere in considerazione del fatto che non avrebbe, a differenza delle altre, copertura costituzionale alcuna.
In effetti, l’art. 42 co. 4 della Costituzione dispone “la legge stabilisce i modi e i limiti della successione legittima e testamentaria …”.
E’ bene chiarire che tale azione ha la finalità di ripristinare la c.d. quota di riserva in favore dei legittimari.
Legittimato attivo è dunque colui che assume essere stato leso nella propria quota; costui deve aver, però, accettato l’eredità con beneficio di inventario perché solo a partire da tale momento potrà recriminare la lesione della quota.
A parte il chiaro tenore dell’art. 564 c.c., è costante l’orientamento della giurisprudenza la quale ritiene appunto che il legittimario pretermesso debba prima accettare l’eredità al fine di esperire vittoriosamente l’azione di riduzione. Fino a tale momento costui è terzo.
Ma legittimati attivi sono (ex 557 c.c.) anche gli eredi dei legittimari e i loro aventi causa.
Giova osservare che ai fini della riduzione, il legittimario deve imputare a sé quanto ricevuto dal de cuius (a titolo di donazione o legato) salva dispensa che, nel caso di donazione, può esser fatta anche con atto successivo.
Ai fini della determinazione della quota disponibile (ossia della quota che il de cuius può assegnare liberamente) è necessario sottrarre ai beni che rimangono (relictum) i debiti ed aggiungere ciò che è stato oggetto di donazione (donatum). Tale operazione viene definita riunione fittizia che è mera operazione matematica e che si distingue dalla collazione. Quest’ultima costituisce un’operazione (spesso) reale, ossia materiale di conferimento dei beni ricevuti dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo dispensa.
Con espresso riguardo agli effetti restitutori, nel caso dell’azione di riduzione si tende a ripristinare il valore della quota lesa sulla base del tipo di lesione e della concreta situazione in cui ci si trova.
Ad esempio, nel caso in cui oggetto di donazione da ridurre sia un immobile, la riduzione in favore del legittimario leso si effettua separando dall’immobile la parte necessaria per integrare la quota ove ciò possa strutturalmente avvenire. Se ciò non è possibile e il donatario ha nell’immobile un’eccedenza maggiore del quarto della disponibile, l’immobile rimane nell’eredità, fatto salvo il diritto di conseguire il valore della disponibile. Se, invece, l’eccedenza non supera il quarto della disponibile, il bene immobile rimane nella disponibilità del donatario il quale compensa con un valore monetario i legittimari.
E’ importante osservare che gli immobili restituiti ex art. 561 c.c. sono liberi da ogni peso o ipoteca gravati dal legatario o donatario.
Tale norma va letta in combinato disposto con l’art. 2652 n. 8 c.c. che regola la tutela dei terzi.
Infatti, se la domanda di riduzione viene trascritta decorsi 10 anni dall’apertura della successione, la sentenza che accerta il diritto del legittimario alla riduzione della quota non pregiudica i terzi che hanno acquistato a titolo oneroso diritti in base ad un atto trascritto anteriormente alla trascrizione della domanda.
Questa disposizione costituisce un evidente limite alla possibilità di esperire l’azione di riduzione; in questo caso, infatti, prevale l’acquisto del bene se: 1) tale acquisto è trascritto prima della trascrizione della domanda di riduzione; 2) se la domanda di riduzione viene trascritta trascorsi 10 anni dall’apertura della successione.
Trattasi, dunque, di un’azione il cui esperimento vittorioso soggiace ad un’attenta verifica dei presupposti e delle condizioni tassativamente imposte dal reticolato normativo in ambito successorio.

Articolo Precedente
Prossimo Articolo


Stampa Stampa