La situazione degli Uffici Giudiziari e prospettive di riforme del processo civile

La situazione degli Uffici Giudiziari e prospettive di riforme del processo civile

 

 

 

L’Avvocato Mauro Vaglio intervista il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Antonio Tafuri 

 

Mauro Vaglio: Vorrei chiedere al Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli quale è l’attuale situazione degli uffici giudiziari in particolare di Napoli ma con una visione su tutta Italia.

Antonio Tafuri: Questi mesi della pandemia sono stati e sono veramente molto duri per l’Avvocatura.

Ci siamo dovuti confrontare con una situazione nuova, quella della solitudine nei palazzi di giustizia. Addirittura i colleghi ormai si salutano solo da lontano, si riesce a prendere l’ascensore da soli o al massimo in 2-3 persone, mentre prima si faceva la fila.

Al di là del disagio emozionale, ciò che sta creando difficoltà impensabili è proprio il presupposto materiale del nostro lavoro, cioè la possibilità di svolgere gli adempimenti necessari al processo.

Mai avremmo pensato che, per difendere la nostra professione, avremmo dovuto affrontare una battaglia di questo tipo. Nello specifico, è noto che non abbiamo la possibilità di accedere alle cancellerie se non previa prenotazione per cui, oltre a tutte le incombenze connaturate al nostro lavoro, ora dobbiamo tenere un registro, un’agenda dedicata anche agli accessi ed alle prenotazioni presso le cancellerie.

Nel processo civile la trattazione scritta ha permesso di far proseguire i procedimenti, tuttavia questo non è stato ritenuto possibile per i giudizi davanti al giudice di pace in quanto la trattazione scritta è stata interpretata come svolgimento del processo telematico e quindi non applicabile a tali giudizi. Purtroppo, viste le condizioni della quasi totalità degli uffici che ospitano il giudice di pace, il numero dei processi è stato drasticamente ridotto, la maggior parte delle cause sono rinviate di ufficio e si sta creando un enorme ritardo che sarà certamente recuperare in tempi lunghissimi. In definitiva, purtroppo la pandemia sta causando di fatto un rallentamento dell’attività giudiziaria che sarà scontato per molto tempo in futuro, dovendosi tener conto che, anche moltissime cause davanti ai tribunali e corti di appello (ad esempio, la maggior parte delle escussioni testimoniali) sono rinviate di ufficio se non compatibili con la modalità della trattazione scritta

Mauro Vaglio: A tuo parere, Antonio, che, prospettive di riforma possiamo auspicarci, quantomeno nel processo civile?.

Antonio Tafuri: Questo argomento richiede ovviamente una visione a più ampio raggio per guardare al di là dell’attuale periodo di emergenza. Il tavolo di confronto al Ministero sta proseguendo i lavori ma con rallentamenti e, secondo le informazioni note, non c’è accordo con l’Unione delle Camere Civili e  con le altre rappresentanze delle Istituzioni forensi. Che cosa si chiede? L’Avvocatura è d’accordo nel togliere gli orpelli che appensantiscono e rallentano il processo civile, ad esempio le udienze fissate dopo la scadenza dei termini ex articolo 183, l’udienza di precisazione delle conclusioni e così via.

Ciò nondimeno non bisogna dimenticare che il processo civile è a disposizione delle parti e a impulso di queste, quindi va bene la semplificazione del rito a patto che non venga attuata con il taglio dei diritti di difesa e delle facoltà dei difensori, limitando le espressioni del principio del contraddittorio e semplicemente aumentando preclusioni e decadenze a carico dei difensori e, in definitiva, del cittadino. Attenzione perciò al dirigismo nel processo civile.

Mauro Vaglio: Come si prospettano dal punto di vista di politica forense i rapporti dell’Avvocatura con il mondo politico?

Antonio Tafuri: In effetti fare politica forense e giudiziaria già equivale a fare politica tout cort perché si discute della regolamentazione dello Stato di diritto. Tutto quello che è successo in questi ultimi mesi legittimerebbe una fortissima istanza, un forte movimento dell’Avvocatura per acquisire un peso maggiore negli organismi veramente decisionali, sarebbe ora di entrare nei gangli dove si decide la politica giudiziaria, penso ai Ministeri, dove non ci sono altro che magistrati, penso ai consigli giudiziari, dove l’Avvocatura rimane comunque marginale sia nel numero che nelle competenze. E penso, perché no, anche all’aumento del numero dei rappresentanti dell’Avvocatura nel Consiglio Superiore della Magistratura. Nei mesi scorsi il Presidente della Repubblica ha fatto riferimento ad un degrado morale di parte della Magistratura, ovviamente parliamo di frange minime ma che purtroppo hanno avuto ruoli rappresentativi, e credo che sia arrivato il momento di mettere l’Avvocatura alla prova nella gestione della Giustizia.

 



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