La nuova Via della Seta

La nuova Via della Seta

Avv. Francesco Capoccia

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Negli ultimi due mesi si è parlato tanto di Cina e Italia e delle relazioni bilaterali tra i due Paesi, in merito alla firma del Memorandum d’Intesa apposta a Roma lo scorso 21 marzo, nel quadro della cosiddetta Belt and Road Initiative (Bri) ossia della cosiddetta “nuova via della seta” che ha di fatto sancito il rilancio della Cina a livello globale.

La seconda maggiore economia mondiale si è sviluppata a ritmi costanti negli ultimi tre mesi del 2017, secondo quanto riportato dall’Ufficio nazionale di Statistica cinese.

A giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo economico del Paese sono stati senza dubbio il XIII Piano Quinquennale sottoscritto dal governo cinese nel 2016 e la cosiddetta “Belt and Road Initiative” introdotta nel 2013 e che ad oggi rappresenta uno degli assi portanti della diplomazia economica cinese.

Che cos’è di fatto questa BRI? Un progetto imponente che ha la scopo di collegare la Cina con il resto del mondo, via terra e via mare. Mediante sei corridoi di trasporto sulla terraferma e marittimi, il progetto Belt and Road consente alla Cina di diversificare le rotte commerciali e intensificate le relazioni già esistenti con l’Unione Europea. 

Chi ne fa parte? Attualmente ne fanno parte almeno 70 paesi, la maggior parte in via di sviluppo. 4,4 miliardi sono le persone coinvolte nel progetto, ovvero il 63 per cento della popolazione mondiale, a 23 mila miliardi di dollari ammonta il Pil, ossia il 29 per cento del totale mondiale del prodotto interno lordo.

Quali sono gli obiettivi principali della Bri? Coordinamento delle politiche, costruzione di infrastrutture, cooperazione finanziaria, investimenti e cooperazione commerciale, promozione di interscambio. (FONTI: Asian Infrastructure Investment Bank/ Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale).

Di seguito riportiamo i cinque tipi di connessioni in cui la Nuova Via della Seta ha portato grandi risultati:

a) Connessioni politiche: nel 2018 la Cina ha firmato 170 documenti di cooperazione politica con 122 nazioni e 29 organizzazioni internazionali. La cerchia di nuovi partner della Via della Seta copre attualmente l’Asia, l’Africa, l’Oceania e l’America Latina. Inoltre, la Cina e gli altri paesi coinvolti hanno formulato numerosi programmi strategici come la “Strategia del traffico nella subregione del Grande Mekong (2030)”, la “Strategia di sviluppo ferroviario regionale per la cooperazione economica dell’Asia centrale (2030)”, il “Piano strategico di cooperazione tra Cina e Asean” e il “Piano speciale per le infrastrutture e i trasporti nel corridoio economico Cina-Pakistan”. 

b) Connessioni strutturali: la China Railway Express ha già compiuto più di 13.000 viaggi e la sua rete di trasporti copre le principali zone del continente eurasiatico. I porti cinesi hanno stabilito rotte con più di 600 porti di primaria importanza, per un totale di più di 200 paesi. L’indice di interconnessione marittima rimane il numero uno al mondo. Ha preso il via il primo progetto ferroviario ad alta velocità della Cina all’estero: è infatti già iniziata la costruzione complessiva della ferrovia ad alta velocità di Giava, Indonesia. 

c) Connessioni commerciali: La Cina ha firmato accordi di libero scambio con paesi e regioni lungo la Nuova Via della Seta, tra cui Singapore, Pakistan e Asean. La Cina e i paesi partecipanti alla costruzione della Nuova Via della Seta hanno reso più efficiente e veloce la logistica rafforzando la collaborazione doganale, migliorando la cooperazione e la coordinazione per l’ispezione ed accelerando la spedizione dei prodotti agricoli e alimentari. Dal 2013 al 2018, il volume totale delle importazioni e delle esportazioni della Cina e dei paesi lungo la Nuova Via della Seta ha raggiunto il valore di 6.469,19 miliardi di dollari. 

La Nuova Via della Seta ha creato 244 mila posti di lavoro nelle aree locali.
Il valore contrattuale dei nuovi progetti firmati con l’estero supera i 500 miliardi di dollari. Questa iniziativa ha portato alla costruzione di 82 zone di cooperazione economica e commerciale all’estero. Gli investimenti diretti esteri hanno superato gli 80 miliardi di dollari. 

d) Connessioni Finanziarie: la Cina ha investito 40 miliardi di dollari per costituire la Nuova Via della Seta. Sono coinvolte o 102 istituzioni di vari tipi di banche cinesi, in 24 paesi, e il maggior numero di esse si trova a Singapore, in Malesia, Indonesia e Thailandia. 

e) Connessioni interpersonali: entro la fine di aprile 2018, la Cina ha stabilito 1023 gemellaggi con città di 61 paesi lungo la Nuova Via della Seta, pari al 40,18% del numero totale di gemellaggi con città straniere in Cina.
Nel 2017, gli scambi turistici tra la Cina e i paesi della Nuova Via della Seta hanno visto lo spostamento di 60 milioni di persone*. 

*(Fonte: Il Sole 24 Ore) 

– Il Memorandum of Understanding 

Il 21 marzo 2019, il premier Italiano Giuseppe Conte e il suo omologo cinese Xi Jinping hanno firmato a Roma il cosiddetto Memorandum of Understanding, che qui riportiamo integralmente. 

 MEMORANDUM D’INTESA TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE SULLA COLLABORAZIONE NELL’AMBITO DELLA “VIA DELLA SETA ECONOMICA” E DELL’INIZIATIVA PER UNA VIA DELLA SETA MARITTIMA DEL 21° SECOLO” 

Il Governo della Repubblica Italiana ed il Governo della Repubblica Popolare cinese (di seguito definite “le Parti”) mossi dall’intento di approfondire la cooperazione bilaterale concreta;

Accogliendo con favore l’organizzazione del “Belt and Road
Forum for International Cooperation”, tenutosi a Pechino nel maggio 2017;

Riconoscendo l’importanza ed i benefici derivanti da un miglioramento della connettività tra Asia ed Europa ed il ruolo che l’iniziativa “Belt and Road” può svolgere a tale riguardo; 

Richiamando il Comunicato congiunto della Tavola Rotonda dei Leader al “Belt and Road Forum for International Cooperation”; 

Richiamando il Piano d’Azione per il rafforzamento della cooperazione economica, commerciale, culturale e scientifico tecnologica tra Italia e Cina 2017-2020, adottato a Pechino nel maggio
2017;

Richiamando il Comunicato congiunto della Nona sessione del Comitato intergovernativo Italia-Cina, tenutasi a Roma il 25 gennaio 2019 e l’impegno ivi espresso per promuovere il partenariato bilaterale in uno spirito di mutuo rispetto, uguaglianza e giustizia, con modalità reciprocamente vantaggiose, nell’ottica di una rafforzata solidarietà globale;

Consapevoli del comune patrimonio storico sviluppato lungo le
vie di comunicazione terrestri e marittime tra l’Europa e l’Asia, nonché del tradizionale ruolo dell’Italia quale terminale della Via della Seta marittima; 

Rinnovando il comune impegno all’osservanza degli scopi e dei principi espressi nella Carta delle Nazioni Unite ed alla promozione di una crescita inclusiva e di uno sviluppo sostenibile, in linea con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici;

Richiamando altresì gli obiettivi stabiliti dall’Agenda Strategica
di Cooperazione UE-Cina 2020 e i principi che guidano la Strategia UE per la Connettività tra Europa ed Asia adottata nell’ottobre 2018; 

hanno raggiunto i seguenti intendimenti: 

Paragrafo I: Obiettivi e Principi guida della Collaborazione 

1. Le Parti si adopereranno insieme nell’ambito dell’Iniziativa “Belt and Road” al fine di tradurre i rispettivi complementari punti di forza in reciproci vantaggi per una collaborazione concreta ed una crescita sostenibile, sostenendo le sinergie tra l’iniziativa “Belt and Road” e le priorità identificate nel Piano d’Investimenti per l’Europa e le Reti di Trasporto Trans-Europee, tenuto conto delle discussioni in corso in seno alla “Piattaforma di connettività UE-Cina”. In tal modo, le Parti intendono anche rafforzare i rapporti politici, i legami economici e gli scambi diretti tra i due popoli. Le Parti rafforzeranno la collaborazione e promuoveranno la connettività regionale in un contesto aperto, inclusivo e bilanciato, vantaggioso per tutti, così da promuovere la pace, la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo sostenibile nella regione. 

2. Le Parti promuoveranno la collaborazione bilaterale sulla base dei seguenti principi: 

(i) Guidate dagli obiettivi e dai principi della Carta delle Nazioni Unite, le Parti lavoreranno per lo sviluppo e la prosperità comuni, per una più profonda fiducia reciproca e una collaborazione di mutuo vantaggio;

(ii) Nel rispetto delle rispettive leggi e regolamenti nazionali ed in conformità con i rispettivi obblighi internazionali, le Parti si sforzeranno di promuovere il regolare sviluppo dei loro progetti di collaborazione; 

(iii) Le Parti esploreranno possibili sinergie e assicureranno coerenza e complementarietà con i meccanismi di collaborazione bilaterali e multilaterali e con le piattaforme regionali di cooperazione già esistenti. 

Paragrafo II: Ambiti di collaborazione 

Le Parti collaboreranno nei seguenti settori: 

1. Dialogo sulle politiche. Le Parti incoraggeranno sinergie e consolideranno la comunicazione e il coordinamento. Promuoveranno inoltre il dialogo sulle politiche relative alle iniziative di connettività e sugli standard tecnici e regolamentari. Le Parti si adopereranno congiuntamente nell’ambito della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture (AIIB), al fine di promuovere la connettività, in conformità con gli scopi e le funzioni della Banca. 

2. Trasporti, logistica e infrastrutture. Entrambe le Parti condividono una visione comune circa la necessità di migliorare il sistema dei trasporti in un’ottica di accessibilità, sicurezza, inclusione e sostenibilità. Le Parti collaboreranno nello sviluppo della connettività infrastrutturale, compresi aspetti quali le modalità di finanziamento, l’interoperabilità e la logistica, in settori di reciproco interesse (quali strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia – incluse le energie rinnovabili e il gas naturale – e telecomunicazioni). Le Parti esprimono il loro interesse a sviluppare sinergie tra l’iniziativa “Belt and Road”, il sistema italiano di trasporti ed infrastrutture -quali, ad esempio, strade, ferrovie, ponti, aviazione civile e porti- e le Reti di Trasporto Trans-europee (TEN-T). Le Parti accolgono con favore le discussioni in seno alla “Piattaforma di connettività UE-Cina” tese a migliorare l’efficienza della connettività tra Europa e Cina. Le Parti collaboreranno al fine di facilitare lo sdoganamento delle merci, rafforzando la cooperazione per trovare soluzioni di trasporto sostenibile, sicuro e digitale, nonché nei relativi piani di investimento e finanziamento. Le Parti sottolineano l’importanza di procedure di appalto aperte, trasparenti e non discriminatorie. 

3. Commercio ed investimenti senza ostacoli. Le Parti si adopereranno al fine di accrescere investimenti e flussi di commercio in entrambe le direzioni, così come la collaborazione industriale bilaterale, nonché la collaborazione nei mercati di Paesi terzi, attraverso l’individuazione di modalità utili a favorire una reale ed efficace collaborazione reciproca. Le Parti ribadiscono la comune volontà di favorire un sistema commerciale e di investimenti libero ed aperto, contrastare squilibri macroeconomici eccessivi e opporsi all’unilateralismo e al protezionismo. Nel quadro dell’Iniziativa “Belt and Road”, le Parti incoraggeranno una collaborazione commerciale ed industriale trasparente, non discriminatoria, aperta e libera; procedure di appalto aperte; la messa in opera di un level playing field ed il rispetto per i diritti di proprietà intellettuale. Le Parti esploreranno modalità di collaborazione e di partenariato più strette che siano reciprocamente vantaggiose e che comportino anche il miglioramento della cooperazione Nord-Sud, Sud-Sud e triangolare. 

4. Collaborazione finanziaria. Le Parti rafforzeranno la comunicazione ed il coordinamento bilaterali in tema di politiche fiscali, finanziarie e di riforme strutturali, al fine di creare un ambiente favorevole alla cooperazione economica e finanziaria, anche attraverso l’istituzione del Dialogo Italia-Cina a livello finanziario tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze della Repubblica Italiana ed il Ministero delle Finanze della Repubblica Popolare Cinese. Le Parti favoriranno partenariati tra le rispettive istituzioni finanziarie per sostenere congiuntamente la collaborazione in materia di investimenti e finanziamenti, a livello bilaterale e multilaterale e nei confronti di Paesi terzi, nel quadro dell’iniziativa “Belt and Road”. 

5. Connettività people-to-people. Le Parti cercheranno di ampliare gli scambi interpersonali, sviluppare la rete di città gemellate, valorizzare il Forum Culturale Italia-Cina per la realizzazione dei progetti di gemellaggio tra siti italiani e cinesi registrati dall’UNESCO quali patrimoni dell’umanità. Esse promuoveranno forme di collaborazione, tra le rispettive Amministrazioni, sui temi dell’istruzione, della cultura, della scienza, dell’innovazione, della salute, del turismo e della previdenza pubblica. Le Parti promuoveranno scambi e collaborazioni tra le rispettive Autorità locali, i mezzi di comunicazione, think-tank, le università e tra i giovani. 

6. Cooperazione per lo Sviluppo verde. Le Parti sostengono pienamente l’obiettivo di sviluppare la connettività seguendo un approccio sostenibile e rispettoso dell’ambiente, promuovendo attivamente il processo di transizione globale verso lo sviluppo verde, a bassa emissione di carbonio e l’economia circolare. In questo spirito, le Parti collaboreranno nel campo della protezione ecologica ed ambientale, dei cambiamenti climatici ed in altri settori di reciproco interesse. Le Parti scambieranno opinioni sullo sviluppo verde e promuoveranno attivamente la realizzazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e l’Accordo di Parigi sui Cambiamenti climatici. Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare della Repubblica Italiana parteciperà attivamente alla Coalizione Internazionale per lo Sviluppo Verde nell’ambito dell’iniziativa “Belt and Road”, avviata dal Ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente della Repubblica Popolare Cinese e dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). 

Paragrafo III: Modalità di Collaborazione 

1. Le modalità di collaborazione possono includere – ma non saranno limitate a: 

(i) Scambi di visite ad alto livello e discussioni nel quadro dei meccanismi di scambio governativi e non governativi già esistenti. Le Parti amplieranno lo scambio di informazioni in vari settori e tramite molteplici canali, allo scopo di aumentare la trasparenza ed incoraggiare la partecipazione da ogni settore della società. 

(ii)Esplorare la possibilità di avviare programmi-pilota in settori chiave, scambi e cooperazione economica, ricerca congiunta, capacity building, scambi di risorse umane e formazione. 

2. Le Parti individueranno modelli di collaborazione reciprocamente vantaggiosi al fine di promuovere l’attuazione dei principali progetti previsti nell’ambito dell’iniziativa “Belt and Road”. Le Parti seguiranno principi di mercato, promuoveranno la collaborazione tra capitale pubblico e privato, incoraggeranno gli investimenti e il sostegno finanziario attraverso modelli diversificati. Entrambe le Parti rinnovano il proprio impegno verso investimenti sostenibili da un punto di vista ambientale e sociale ed economicamente fattibili. 

3. Le Parti esploreranno congiuntamente opportunità di collaborazione in Italia ed in Cina e discuteranno della collaborazione nei Paesi terzi. Le Parti si impegnano in favore di modalità di collaborazione vantaggiose per tutti i partecipanti e di progetti che apportino benefici a Paesi terzi, sostenendone le priorità in termini di sviluppo e di bisogni delle popolazioni locali, in maniera sostenibile ed efficace dal punto di vista fiscale, sociale, economico ed ambientale. 

4. Le competenti Autorità delle Parti possono finalizzare intese per la collaborazione in settori specifici e per la creazione di appositi meccanismi di collaborazione. 

Paragrafo IV: Meccanismi di collaborazione 

Le Parti utilizzeranno a pieno i meccanismi bilaterali già esistenti al fine di sviluppare la collaborazione nell’ambito dell’iniziativa “Belt and Road”. Il Comitato Governativo Italia-Cina sarà utilizzato per monitorare progressi e seguiti. 

Paragrafo V: Divergenze Interpretative 

Le Parti risolveranno amichevolmente eventuali divergenze interpretative del presente Memorandum d’Intesa mediante consultazioni dirette. 

Paragrafo VI: Legge applicabile 

Il presente Memorandum d’Intesa non costituisce un accordo internazionale da cui possano derivare diritti ed obblighi di diritto internazionale. Nessuna delle disposizioni del presente Memorandum deve essere interpretata ed applicata come un obbligo giuridico o finanziario o impegno per le Parti. 

L’interpretazione del presente Memorandum d’Intesa deve essere in conformità con le legislazioni nazionali delle Parti nonché con il diritto internazionale applicabile e, per quanto riguarda la Parte italiana, con gli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea. 

***

Il presente Memorandum acquista efficacia alla data della firma. Il presente Memorandum rimarrà valido per un periodo di cinque anni e sarà automaticamente prorogato di cinque anni in cinque anni, salvo che una Parte vi ponga termine dandone un preavviso scritto di almeno tre mesi all’altra Parte. 

Fatto a Roma il marzo 2019, in due originali, ciascuno in lingua italiana, cinese e inglese, tutti i testi facenti ugualmente fede. In caso di divergenze interpretative, prevarrà il testo in lingua inglese. “ 

Vediamo in breve quali sono i passaggi salienti del documento: esso si suddivide in sei paragrafi, di seguito riportati: 

1) Obiettivi e principi guida della collaborazione

2) Ambiti di collaborazione 

3) Modalità di Collaborazione 

4) Meccanismi di collaborazione 

5) Divergenze Interpretative 

6) Legge applicabile

 

Leggendo attentamente il documento, soprattutto al punto 6, si evince che tale memorandum “non rappresenta un accordo internazionale da cui possono pertanto derivare diritti e obblighi di diritto internazionale. Nessuna delle disposizioni del presente Memorandum deve essere interpretata ed applicata come un obbligo giuridico o finanziario o impegno per le Parti”. Pertanto “l’interpretazione del presente Memorandum d’Intesa deve essere in conformità con le legislazioni nazionali delle Parti (…). Per quanto riguarda la Parte italiana, con gli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea . 

Qui il link alla versione integrale del Memorandum of Understanding: 

Memorandum Italia-Cina

Da un punto di vista prettamente tecnico, il Memorandum si propone di individuare una serie di intese che rappresentino il punto di partenza per progetti specifici. Il documento si pone come obiettivo principale la convergenza di interessi fra le parti, specificando una linea di azione prestabilita.

Non ha pertanto alcun effetto vincolante fra le parti (poiché non figura come accordo internazionale). 

Per quanto riguarda i suoi contenuti, essi possono essere riassunti come una serie di intenti di collaborazione dei due paesi coinvolti nell’ambito del progetto “Belt and Road Initiative”, così come chiarito nel suo preambolo e nel primo paragrafo del documento. 

Il documento si richiama anche agli accordi ufficiali presi in precedenza tra le parti, e ha come funzione quella di organizzare le varie tematiche di collaborazione (la maggioranza già in essere), riordinandole sotto il cappello della nuova Via della Seta. 

Il paragrafo 2 rappresenta il cuore del documento. In esso sono indicati i principali ambiti di collaborazione, che non si limitano solo ai settori della logistica, dei trasporti e delle infrastrutture, ma comprendono svariati ambiti. 

In particolare, i due paesi intendono stabilire sinergie in sei settori: 

1. dialogo sulle politiche per una maggiore connettività tra i paesi; 

2. trasporti, logistica e infrastrutture;

3. rimozione degli ostacoli al commercio e agli investimenti;

4. collaborazione finanziaria; 

5. connettività tra persone; 

6. cooperazione in tematiche legate all’ambiente. 

Nel memorandum di sette pagine si fa riferimento anche agli aspetti culturali, non solo a quelli economici. Alla base delle intese, l’intensificazione della lotta al traffico illecito delle opere d’arte, mostre, gemellaggi tra siti Unesco. 

L’attenzione dell’Italia per il progetto Bri parte da lontano. Già nel 2015, sotto il governo precedente, il nostro Paese era tra i 57 paesi fondatori della Asian Infrastructure investment bank, che finanzia le infrastrutture terrestri e marittime connesse alla Nuova Via della Seta. Due anni dopo, nel maggio del 2017, l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni partecipò a Pechino al primo Forum della Bri. 

La scelta dell’Italia di aderire al progetto cinese, perciò, nasce da una scelta puramente economica, giustificata dalla necessità di riequilibrare la bilancia commerciale con la Cina. 

Le nostre imprese di costruzione sono presenti in 40 dei 70 Paesi Bri, con contratti per un valore complessivo di oltre 36,6 miliardi di euro. Inoltre, bisogna aggiungere che la Cina rappresenta il nono mercato per le esportazioni di prodotti Made in Italy, e che l’Italia è il quinto partner commerciale di Pechino, nonché uno dei principali destinatari degli investimenti cinesi all’estero. 

Proprio in quest’ottica si inserisce la sinergia fra Italia e Cina per quanto concerne lo sviluppo del settore agroalimentare cinese. Negli ultimi anni, la Cina sembra aver optato per un restyling di immagine, mettendo all’angolo le produzioni basic per convertirsi alla qualità, diventata così la parola d’ordine soprattutto nel settore agroalimentare. 

Il governo di Pechino ha individuato nella sostenibilità delle produzioni, nella qualità e nella sicurezza alimentare la frontiera futura e, soprattutto, nell’Italia, un partner d’eccezione. 

Questo cambio di immagine sta giovando al Paese, che è passato dall’essere meta di delocalizzazioni a basso costo, al proporsi come partner politico di primo piano.
Negli ultimi anni, Pechino ha spostato il proprio baricentro dall’export ai consumi interni, concentrando la sua attenzione su aspetti come la sostenibilità ambientale e la tutela del consumatore. 

Esso ha così stabilito gli obiettivi di crescita economica, ha identificato le aree promettenti per gli investimenti e ha indicato i settori verso cui concentrare l’afflusso di risorse. 

Di seguito le linee guida del governo cinese il cui scopo principale è quello di modellare l’economia cinese lungo il prossimo quinquennio. Qui di seguito l’elenco dei punti chiave delle riforme auspicate dal XIII Piano Quinquennale. 

1. Concorrenzialità nei settori in monopolio (elettricità, trasporti, servizi pubblici, telecomunicazioni).

2. Riforma del settore finanziario: più liberalizzazione e creazione di piattaforme di scambio di titoli e azioni.

3. Internet, più velocità della rete

4. Apertura dei mercati finanziari

5. Abbandono della politica del figlio unico

6. Riforma del Welfare

7. Cooperazione Internazionale

8. Produzione energetica a ridotto impatto ambientale

9. Urbanizzazione

Attualmente, la Cina rappresenta un mercato sempre più ricco di opportunità e di sbocchi per i prodotti Made in Italy, rappresentando uno dei principali traini per l’export italiano di beni. 

Il richiamo dei prodotti italiani nel mondo e il fatto che più del 20 per cento della popolazione cinese è interessata al consumo di alimenti di qualità e di importazione, ha dato una spinta propulsiva al settore agroalimentare. 

La crescente domanda di alimenti sicuri da parte della popolazione cinese ha rappresentato uno stimolo all’importazione di prodotti finiti e allo sviluppo in loco di tecniche di conservazione di alimenti freschi. 

Questo ha spinto la Cina a voler rilanciare il settore agricolo nazionale. Il presidente Xi Jinping ha deciso di intraprendere la strada della rivoluzione agricola, al fine di colmare il deficit di produzione del paese. Consapevole di non disporre delle tecnologie e delle capacità necessarie per portare a termine questo ambizioso piano, il primo ministro cinese ha deciso di spalancare le porte agli investimenti esteri. 

A beneficiare di questa apertura è stato anche il nostro Paese. Infatti, il 2017 è stato l’anno d’oro per l’export italiano, che ha generato un giro d’affari pari a 448 miliardi di euro. Numeri confortanti, che dimostrano come il nostro Paese abbia registrato una crescita sostenuta del valore in euro sia delle merci esportate (+ 7,4 per cento), sia di quelle importate (+9 per cento). 

Un trend in costante crescita, come hanno confermato i dati ripresi da Coldiretti ed elaborati dall’Istat relativi al mese di gennaio 2019, diffusi all’indomani della firma del Memorandum d’intesa tra i due Paesi. Il Made in Italy alimentare in Cina ha segnato un aumento del 20 per cento delle esportazioni nel 2019. 

A conquistare la Cina non sono stati solo i prodotti della meccanica strumentale, dei mezzi di trasporto – come il comparto automotive che ha riscosso un ampio successo tra i cinesi – del tessile e dell’abbigliamento, ma soprattutto quello agroalimentare. Dai dati aggiornati al 2018 e forniti dall’Istituto per il Commercio Estero (ICE), tra i prodotti Made in Italy maggiormente importati risultanti saldi al primo posto i vini. In concomitanza con l’espansione del mercato vinicolo, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua, nell’ultimo decennio è emersa perfino la richiesta di una nuova figura professionale, quella del sommelier. 

Ad attrarre sempre più investitori e imprese, tra cui molte società italiane, è la Jiangbei New Area, un vero e proprio hub commerciale e tecnologico che sta nascendo a pochi chilometri da Nanchino, capoluogo della Provincia del Jaingsu, nell’area del fiume Yangtze, una delle regioni più economicamente sviluppate della Cina, con la più alta percentuale di urbanizzazione e una popolazione di quasi 80 milioni di abitanti, oltre che punto di riferimento significativo per i trasporti di tutto il Paese. 

La provincia di Jiangsu, che comprende sia il distretto di Pukou che la città di Nanchino, rappresenta la seconda fra le 23 province cinesi per importanza economica, in quanto centro di innumerevoli attività di export e di investimenti italiani sempre più numerosi, secondo quanto emerge dall’ultimo report stilato dal Centro Studi per l’Impresa Fondazione Italia-Cina (Cesif). 

Fondata nel giugno 2015, la nuova area copre una superficie complessiva di 788 chilometri quadrati e vanta un complesso di aree industriali come la Nanjing New and High Technology Industry Development Zone e il Nanjing Cross-Strait Technology Industry Park. 

La Jiangbei New Area occupa il 37 per cento della superficie urbana di Nanchino ed è situata all’incrocio con la Zona di Sviluppo Economico di Pukou, quindi in una posizione geografica strategica, facilmente raggiungibile grazie allo sviluppo di nuove infrastrutture e di nuove vie di collegamento (è recente l’inaugurazione di due nuove linee della metro e di una nuova stazione ad alta velocità, che collegano l’intera area anche con il vicino aeroporto di Lukou). 

Essa è finalizzata a promuovere lo sviluppo della regione del Delta del fiume Yangtze, dando così un forte impulso alla crescita economica locale e nazionale. 

Dall’inizio del 2018, la Nuova Area è stata teatro di realizzazione di grandi progetti infrastrutturali. Circa 86 sono i progetti in procinto di essere realizzati in un arco di tempo breve, che prevedono secondo fonti governative cinesi, un investimento di 32 miliardi di yuan. 

La Cina si sta orientando così, attraverso la Belt and Road Initiative, verso un ruolo più attivo e propositivo sulla scena internazionale, nell’ottica di un suo rilancio a livello globale.