La Corte Costituzionale sull’obbligo delle Banche di restituire i costi fissi in caso di estinzione anticipata del finanziamento.

La Corte Costituzionale sull’obbligo delle Banche di restituire i costi fissi in caso di estinzione anticipata del finanziamento.

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Anzitutto corre l’obbligo di sottolineare che avevamo già affrontato questo argomento molto prima di quanto non accada oggi e pertanto si rimanda all’articolo del Vaglio Magazine a firma del sottoscritto dal titolo: “Il diritto alla restituzione dei costi fissi in caso di estinzione anticipata del finanziamento. L’attuale orientamento dopo la decisione della Corte di Giustizia Europea: caso Lexitor” di cui al seguente link: https://www.vagliomagazine.it/il-diritto-alla-restituzione-dei-costi-fissi-in-caso-di-estinzione-anticipata-del-finanziamento-lattuale-orientamento-dopo-la-decisione-della-corte-di-giustizia-europea-caso-lexitor/

Il principio oggi ulteriormente stabilito e ribadito dalla Corte Costituzionale ci ha dato pienamente ragione laddove leggiamo che: E’ costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’ art. 117, primo comma, Cost., l’art. 11-octies, comma 2, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, nella legge 23 luglio 2021, n. 106, limitatamente alle parole «e le norme secondarie contenute nelle disposizioni di trasparenza e di vigilanza della Banca d’Italia», rinvio attraverso il quale è preclusa l’applicazione retroattiva della giurisprudenza comunitaria che riconosce al consumatore, in caso di rimborso anticipato dei contratti bancari, il diritto alla riduzione, in misura proporzionale alla vita residua del contratto, degli interessi e di tutti i costi compresi in quello totale del credito, escluse le imposte.

Lo Studio legale Solferini ( https://www.studiolegalesolferini.com/ )dello scrivente ha assistito alcuni risparmiatori che avevano legittimamente chiesto la rifusione dei costi in questa lunga problematica e in ragione dei risultati ottenuti l’auspicio è che adesso tutti gli Istituti di credito e gli Intermediari decidano di collaborare riconoscendo tale diritto da subito e sempre ai loro Clienti, fin dal reclamo.

Orbene ricordiamo rimandando il lettore al precedente articolo di cui al link in apertura che è sempre consigliato rivolgersi ad un Avvocato evitando i format precostruiti che si trovano su internet poichè dopo la pubblicazione della decisione della Corte Costituzionale si rinvengono lettere “fac simile” da inviare in modalità reclamo con la citazione degli elementi in diritto.

A tal proposito si sottolinea che queste lettere corrono il rischio di non avere alcun valore se il contenuto è meramente esplorativo e come tale seriale. E’ necessario esaminare la pratica e concepire ogni singolo step in modo tale da “guardare avanti” gestendo le fasi nell’ottica di trarre il massimo beneficio nell’immediato, laddove possibile, la qual cosa dovrebbe consentire la soluzione della controversia già nello stragiudiziale, ma altresì pensando al prosieguo.

Nell’esperienza maturata in questi anni lo scrivente ha ottenuto la rifusione di questi importi ma anche dovendo ricorrere a una perizia allegata fin dal reclamo come pure a una serie di trattative a latere che si auspica possano oggi essere meglio conducibili alla luce della decisione della Corte, peraltro attesa dagli interpreti del diritto che come lo scrivente si sono schierati da subito a favore dei risparmiatori laddove era evidente che l’interpretazione non avrebbe potuto essere diversa.

Anche per un senso di giustizia in quanto la mancata rifusione di questi costi era un trattamento sperequativo del tutto riservato ai Clienti Italiani.

Ciò posto, il caso arrivato alla Consulta riguarda un contratto di prestito personale contro cessione del quinto dello stipendio, con decorrenza dal dicembre 2014 e con scadenza nel novembre 2024, rimborsato anticipatamente e integralmente dopo il pagamento della rata di maggio 2019.

Apro quindi una parentesi in quanto il sottoscritto aderisce all’orientamento che ritiene applicabile il medesimo precetto sulla rifusione dei costi anche ai mutui, e che a mio avviso esce ulteriormente rafforzato malgrado le curiose sirene d’allarme che alcuni nel corso di questi anni hanno catastroficamente speso parlando con toni apocalittici di dover a tutti i costi salvare le Banche dal dramma di dover rimborsare i Clienti.

Io penso invece che siano spesso i risparmiatori a dover essere salvati, visto che i soldi sono i loro.

E all’opposto di chi forse cerca negli scritti di procacciarsi la simpatia corporativa delle associazioni bancarie, penso che anche le Banche siano salvate in questo modo. Se c’è una cosa che l’esperienza recente ci ha significato è quanto vadano in sofferenza applicando queste che sono anche qualificabili come furbizie, mentre l’Istituto di credito virtuoso non solo si accaparra una quota di mercato senza dubbio interessante ma non avrà questo tipo di problemi che alla lunga impattano sul bilancio e spesso anche sugli utili.

Nel caso in questione poi dopo il rifiuto da parte dell’intermediario di dare volontaria esecuzione alla decisione dell’ABF, al quale il risparmiatore era stato costretto dopo il rifiuto a mezzo reclamo, il consumatore ha proposto ricorso ex art. 702-bis del codice di procedura civile

E anche su questo argomento si trae una conferma a quanto più volte sottolineato e cioè che la procedura sommaria, più veloce e meno costosa per il ricorrente, una volta ottenuta una decisione favorevole nel percorso obbligatorio dello stragiudiziale sia esso ABF o ACF ma anche nelle ipotesi di mediazione con addebito alla controparte, è lo strumento praticabile in diritto bancario.

Nel frattempo, tornando alla vicenda in commento, il Governo Italiano ha introdotto una norma, essendo infatti entrato in vigore l’art. 11-octies, introdotto con la legge n. 106 del 2021 in sede di conversione del d.l. n. 73 del 2021, che ha sostituito, al comma 1, lettera c), l’art. 125-sexies del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) e ha altresì introdotto una previsione al comma 2, che è a tutti gli effetti la censura per cui è stato necessario rivolgersi alla Corte Costituzionale.

Praticamente, è accaduta una cosa non inusuale quando si tratta di “salvare” le Banche e cioè il legislatore, preso atto che la decisione della Corte di Giustizia europea che con il c.d. caso Lexitor ha introdotto questo obbligo di restituire una tipologia di costi, in Italia negati nel caso appunto di estinzione anticipata del finanziamento (come spiegato nel mio articolo di cui al link in apertura) ha «reagito» forse anche nel timore dovuto agli allarmismi che parlavano di miliardi da rimborsare ai Clienti e che questo avrebbe distrutto il nostro sistema bancario. Tale reazione è stata con un emendamento contenuto nella legge di conversione del decreto legge Sostegni-bis, il quale ha effettivamente recepito il principio espresso dalla sentenza Lexitor (quindi dalla Corte di Giustizia europea) favorevole ai risparmiatori ma ne ha limitato l’efficacia nel tempo ai soli contratti successivi all’entrata in vigore della legge cioè a partire dal 25 luglio 2021. Per effetto e quale conseguenza mantenendo fermo lo status quo ante. Però poi si cambia. In buona sostanza, così facendo non si restituisce niente ai vecchi Clienti ma per i nuovi ci adeguiamo. Qualcuno con il senso dell’umorismo lo definirebbe un caro vecchio: “chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato”.

I risparmiatori quindi si sono visti in una situazione di particolare disagio perchè da un lato hanno la consapevolezza di avere ragione ma non gliela danno. E gli fanno una legge ad hoc per non averla. Che peraltro suonava un pò come un ammissione di come le cose avrebbero dovuto andare in altro modo.

In un clima quindi da interessi su interessi modello anni 90 il malcontento dei risparmiatori non farebbe tanta notizia. Fortunatamente a quanto pare le cose non stanno così. Ancora una volta la fiducia nel diritto ci manifesta la strada verso l’equità. E la Corte Costituzionale ha indicato questa via.

Da questo punto di vista la parte della sentenza, fra le tante, che interessa in questo momento e particolarmente a coloro che hanno già avuto ragione ma non stanno ricevendo la rifusione degli averi da parte degli Intermediari resistenti e che ha espresso in modo del tutto condivisibile la Corte Costituzionale con ottimo pregio è: “prima dell’intervento legislativo del 2021, l’interpretazione conforme alla sentenza Lexitor, sostenuta dall’ABF e dalla giurisprudenza di merito, non fosse contra legem e fosse, oltre che possibile, doverosa rispetto a quanto deciso dalla Corte di giustizia. Quest’ultima, se riconosce quali limiti all’adeguamento in via ermeneutica al diritto dell’Unione europea, oltre all’interpretazione contra legem, il rispetto dei principi generali del diritto (di recente, sentenze 18 gennaio 2022, in causa C-261/20, Thelen, punto 28, e 7 agosto 2018, in causa C-122/17, David Smith, punto 40, e sentenze ivi richiamate), in pari tempo, chiarisce che il giudice nazionale non può sottrarsi al citato obbligo di interpretazione conforme «per il solo fatto di aver costantemente interpretato [una] disposizione in un senso che è incompatibile» con il diritto dell’Unione europea, come interpretato dalla Corte di giustizia» (sentenza 19 aprile 2016, in causa C-441/14, Dansk Industri, punto 34). Di conseguenza, non possono «i principi della certezza del diritto e della tutela del legittimo affidamento […] rimettere in discussione tale obbligo» (sentenza 19 aprile 2016, in causa C-441/14, Dansk Industri, punto 43), né può il giudice operare una limitazione nel tempo degli effetti della pronuncia interpretativa (come precisa la sentenza 21 dicembre 2016, in cause riunite C154/15, C307/15 eC308/15, Gutiérrez Naranjo e altri, punto 70, che ivi cita sentenza 2 febbraio 1988, in causa 309/85, Barra e altri, punto 13). Ne discende che il legislatore del 2021, prevedendo una disposizione (l’art. 11-octies, comma 2) che cristallizza il contenuto normativo dell’originaria formulazione dell’art. 125-sexies, comma 1, t.u. bancario, in senso difforme rispetto al contenuto della sentenza Lexitor, così inibendo l’interpretazione conforme al diritto dell’Unione europea, ha integrato un inadempimento agli obblighi «derivanti dall’ordinamento comunitario» (art. 117, primo comma, Cost.)”

In chiusura, si rimanda alla lettura del documento per esteso della Corte Costituzionale scaricabile da qui: Corte Costituzionale – Caso Lexitor

Si ricorda che è stato fatto un ulteriore passo avanti nella difesa dei diritti dei consumatori nella loro veste di risparmiatori e che però è saggio e responsabile sempre lavorare tanto, bene, e studiare, approfondendo tutti gli aspetti perchè la difesa dei diritti applicata in particolare ai rapporti con le Banche è un percorso, che va costruito con molta attenzione lavorando fiduciariamente passo dopo passo e con tanta cautela.

Avv. Marco Solferini

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