Ipoteca su beni ereditari Corte di Appello di Catania – n. 688 del 26.3.2018

Pres. Dott. M. Escher – Rel. Dott. Maria Clara Sali

Ipoteca su beni ereditari Corte di Appello di Catania – n. 688 del 26.3.2018

La Corte di Appello di Catania – sez. II civile, con la sentenza in commento interviene sul tema delle iscrizioni ipotecarie sui beni del defunto, stabilendo che la qualità di eredi puri e semplici del de cuius implica la piena operatività e validità dell’ipoteca iscritta sui beni della massa ereditaria (ex art. 2830 cc).

La Corte aderisce, inoltre, alla tesi interpretativa secondo cui l’ipoteca de qua conserva – malgrado la disposizione letterale dell’art. 2830 cc – piena efficacia nell’ipotesi in cui l’erede decada dal beneficio di inventario (salva la mera inopponibilità della garanzia nei confronti degli altri creditori della massa).

La sentenza, particolarmente interessante sotto il profilo in esame (data la scarsità di precedenti sul tema), merita di essere letta anche per le ulteriori argomentazioni di merito.

 

Quanto alla portata dell’art. 2829 cc, la Corte chiarisce che la trascrizione cui fa riferimento l’articolo de quo è quella che ha ad oggetto il singolo bene immobile, ossia quella effettuata ai sensi dell’art. 2648 cc (nei RR.II. del luogo ove è sito il bene), e non quella cui provvede il cancelliere del luogo dell’aperta successione (come adempimento d’ufficio in caso di accettazione beneficiata, dovuto a prescindere dall’esistenza di beni immobili nell’asse ereditario).

Inoltre, secondo l’interpretazione della Corte, l’art. 2829 cc riguarda, in generale, le iscrizioni ipotecarie effettuate dai creditori ereditari contro il defunto (consentite fino a quando non venga trascritto l’acquisto da parte degli eredi), mentre l’art. 2830 cc disciplina l’ipotesi dei creditori del defunto che abbiano iscritto ipoteca contro la massa ereditaria, quando vi sia eredità giacente o eredità accettata con beneficio di inventario: il divieto previsto dalla norma in esame, per la Corte, è valido solo per le ipoteche giudiziali, come testualmente previsto.

La sentenza in commento chiarisce anche la portata applicativa dell’art. 475 cc (in tema di accettazione espressa), sottolineando che la comunicazione di F.M.G., contenente la dichiarazione che accetterà l’eredità paterna con il beneficio di inventario al fine di “prendere tempo” (ed inviata dopo la comunicazione con la quale gli eredi, dichiaratisi tali, manifestano l’intenzione di voler onorare i debiti della società del de cuius) non contraddice ma, anzi, avvalora l’intenzione di accettare puramente e semplicemente l’eredità.

In ogni caso, rileva la Corte, l’accettazione beneficiata di uno dei chiamati non determina l’acquisto della medesima qualità in capo agli altri chiamati (così Cass. 2532/99), potendo semmai giovare anche al chiamato che dichiari di volerne approfittare, sempre nell’ipotesi che non abbia tuttavia già accettato tacitamente o espressamente (in tal caso, infatti, la qualità di erede è irrevocabile: semel heres semper heres, Cass. 702/82).

Questa la vicenda di merito esaminata:

  • In primo grado, F.A. e F.M.G., qualificatisi come eredi di F. F., convenivano in giudizio le società: CF Sr (con la procuratrice I. SpA), B.P. Soc. Coop., V. F. Srl, ICR (8) Srl (con la procuratrice PCS SpA), BNL SpA, BPR sacarl, EF (con la procuratrice I SpA) e MS SpA, chiedendo  dichiararsi la nullità o inefficacia assoluta delle iscrizioni ipotecarie, a loro dire eseguite da dette società (dopo l’accettazione con beneficio di inventario da parte degli eredi) sui beni immobili della massa, sia contro essi eredi (ai sensi dell’art. 2830 cc) sia contro il padre defunto (ai sensi dell’art. 2829 cc), con conseguente ordine – al competente conservatore – di cancellazione delle ipoteche.

 

  • Il tribunale:
    • rigettava la domanda principale;
    • dichiarava inammissibile la domanda ulteriore (di inopponibilità nei loro confronti, in quanto essi stessi creditori dell’eredità beneficiata, delle ipoteche impugnate) proposta dagli attori nel corso del giudizio, in quanto non conseguente alle difese dei convenuti costituiti;
    • rigettava la domanda riconvenzionale – proposta dalla ICR (8) Srl (volta a far dichiarare la decadenza dal beneficio di inventario), non ritenendo sussistenti i presupposti della decadenza.

 

  • Il rigetto della domanda principale, per il primo decidente, era conseguenza dell’adesione all’interpretazione dell’art. 2830 cc data, con la sentenza 2571/1970, dal Supremo Collegio [secondo cui l’ipoteca iscritta sui beni di un’eredità accettata con beneficio di inventario non è affetta da nullità assoluta, ma solo inopponibile ai creditori ereditari e dunque temporaneamente inefficace].

 

  • Avverso detta sentenza:
    • proponeva appello ICR (8) Srl, insistendo nella domande proposte in primo grado; gli appellati F.A. e F. M.G. si costituivano, chiedendo il rigetto dell’appello e proponendo appello incidentale (per la pretesa inefficacia, nei loro confronti, delle ipoteche, stante la trascrizione dell’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario);
    • con separato appello, anche F.A. e F.M.G. proponevano appello, insistendo per l’accoglimento delle domande formulate in primo grado; si costituivano tutte le società appellate – ad eccezione di MS SpA – insistendo per il rigetto dell’appello;
    • interveniva – ai sensi dell’art. 111 cpc – la NPL SpA.

 

  • La Corte, riuniti i giudizi e rilevato che:
    • il beneficio di inventario – che impedisce la confusione tra il patrimonio dell’erede e quello del de cuius – va eccepito dall’erede nel giudizio di cognizione, ma la disposizione dell’art. 2830 cc opera su un piano del tutto diverso (vietando l’iscrizione ipotecaria sui beni della massa, al fine di garantire la par condicio dei creditori, e non su quelli personali dell’erede);
    • l’accettazione con beneficio, eventualmente riferibile alla sola F.M.G., non può estendersi agli altri eredi (in difetto di idonea manifestazione di volersene avvalere), e, in ogni caso, deve considerarsi tamquam non esset, non potendo “superare” la precedente dichiarazione (di accettazione pura e semplice) inviata dalla stessa F.M.G., unitamente agli altri eredi, ai creditori; peraltro, rileva la Corte, l’apparente volontà di accettazione beneficiata risulta effettuata con la precisazione che la procedura sarebbe stata posta in essere solo per “prendere tempo”;
    • l’azione di accertamento della qualità di erede è di natura dichiarativa, e come tale imprescrittibile;
    • ai fini della continuità delle trascrizioni, la locuzione acquisto dell’erede, cui fa riferimento l’art. 2829 cc, è quella che ha ad oggetto il singolo bene immobile (da trascrivere, ai sensi dell’art. 2648 cc, nella conservatoria dei RR.II. del luogo ove è sito l’immobile), da non confondersi con la trascrizione effettuata, ai sensi dell’art. 484 cc, dal cancelliere del luogo dell’aperta successione, e dovuta a prescindere dall’esistenza di beni immobili nell’asse ereditario;
    • l’art. 2829 cc riguarda le iscrizioni ipotecarie effettuate dai creditori ereditari contro il defunto (possibili fino a quando non venga trascritto l’acquisto da parte dell’erede);
    • l’art. 2839 cc riguarda le iscrizioni ipotecarie effettuate dai creditori del defunto sui beni della massa quando l’eredità è giacente ovvero quando vi è accettazione beneficiata: il divieto di iscrizione vale solo per le ipoteche giudiziali (ma non trova applicazione per le iscrizioni <di ipoteca giudiziale> effettuate sui beni della massa per un debito personale dell’erede, per carenza, in tal caso, dell’interesse di mantenere la par condicio tra i creditori particolari dell’erede, e non potendo tale iscrizione pregiudicare i creditori del defunto, che hanno precedenza ai sensi dell’art. 490, c.2-n.3, cc);

 

  • accoglie la domanda di ICR (8) Srl, relativa all’accertamento della qualità di eredi puri e semplici in capo a F.A. e F.M.G., dichiarando pertanto la piena operatività e validità dell’ipoteca iscritta, ex 2830 cc, sui beni della massa ereditaria;
  • dichiara – d’ufficio – il difetto di giurisdizione sulle domande spiegate da F.A. e F.M.G. contro l’esattoria, contumace in entrambi i gradi, poiché l’ipoteca de qua (legale e non giudiziale) deriva da cartella di pagamento (atto amministrativo), ex 77 del DPR 602/1973, e l’impugnazione va promossa dinanzi alla commissione tributaria competente per territorio;
  • dichiara, infine, l’inammissibilità della domanda svolta da F.M.G. contro il BPN, stante il precedente giudicato, in atti (sentenza tribunale di Novara, n. 377/2002) intervenuto tra le parti, nonché delle domande svolte da entrambi gli eredi (F.A. e F.M.G.) nei confronti delle società che non avevano iscritto ipoteca ai sensi dell’art. 2829 cc.

***

Avv. Gabriella Napoli

 

Appendice normativa e giurisprudenziale

c.c. art. 2829. Iscrizione sui beni del defunto.

L’iscrizione d’ipoteca sui beni di un defunto può eseguirsi con la semplice indicazione della sua persona, osservate per il resto le regole ordinarie. Se però risulta trascritto l’acquisto dei beni da parte degli eredi, l’iscrizione deve eseguirsi contro costoro [c.c. 2648, 2660, 2851].

 

c.c. art. 2830. Ipoteca giudiziale sui beni dell’eredità beneficiata e dell’eredità giacente.

Se l’eredità è accettata con beneficio d’inventario [c.c. 484] o se si tratta di eredità giacente [c.c. 528], non possono essere iscritte ipoteche giudiziali [c.c. 2818] sui beni ereditari, neppure in base a sentenze pronunziate anteriormente alla morte del debitore.

 

c.c. art. 2648. Accettazione di eredità e acquisto di legato (1).

Si devono trascrivere l’accettazione dell’eredità [c.c. 459, 470, 475, 484, 2647, 2829] che importi acquisto dei diritti enunciati nei numeri 1, 2 e 4 dell’articolo 2643 o liberazione dai medesimi e l’acquisto del legato [c.c. 649] che abbia lo stesso oggetto [c.c. 507, 509, 2661].

La trascrizione dell’accettazione dell’eredità si opera in base alla dichiarazione del chiamato all’eredità, contenuta in un atto pubblico [c.c. 2699] ovvero in una scrittura privata con sottoscrizione autenticata [c.c. 2703] o accertata giudizialmente [c.p.c. 214].

Se il chiamato ha compiuto uno degli atti che importano accettazione tacita dell’eredità [c.c. 476], si può richiedere la trascrizione sulla base di quell’atto, qualora esso risulti da sentenza, da atto pubblico o da scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente [c.c. 2657, 2659].

La trascrizione dell’acquisto del legato si opera sulla base di un estratto autentico del testamento [c.c. 2647, 2650, 2658] .

 

c.c. art. 475. Accettazione espressa.

L’accettazione è espressa quando, in un atto pubblico [c.c. 2699] o in una scrittura privata [c.c. 2702], il chiamato all’eredità ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede [c.c. 2648].

È nulla la dichiarazione di accettare sotto condizione [c.c. 1353] o a termine [c.c. 520, 1184].

Parimenti è nulla la dichiarazione di accettazione parziale di eredità [c.c. 1326, 1419].

 

c.c. art. 484. Accettazione col beneficio d’inventario (2).

L’accettazione col beneficio d’inventario [c.c. 470, 564, 1203, n. 4, 2830] si fa mediante dichiarazione [c.c. 703, 1350, n. 13], ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione [c.c. 456], e inserita nel registro delle successioni conservato nello stesso tribunale [c.c. 557, 2941, n. 5] (1).

Entro un mese dall’inserzione, la dichiarazione deve essere trascritta, a cura del cancelliere, presso l’ufficio dei registri immobiliari del luogo in cui si è aperta la successione [c.c. 2648].

La dichiarazione deve essere preceduta o seguita dall’inventario, nelle forme prescritte dal codice di procedura civile [c.p.c. 769].

Se l’inventario è fatto prima della dichiarazione, nel registro deve pure menzionarsi la data in cui esso è stato compiuto.

Se l’inventario è fatto dopo la dichiarazione, l’ufficiale pubblico che lo ha redatto deve, nel termine di un mese, far inserire nel registro l’annotazione della data in cui esso è stato compiuto [c.c. 511] .

 

c.c. art. 490. Effetti del beneficio d’inventario.

L’effetto del beneficio d’inventario [c.c. 505] consiste nel tener distinto il patrimonio del defunto da quello dell’erede [c.c. 2941, n. 5].

Conseguentemente:

1) l’erede conserva verso l’eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte [c.c. 448];

2) l’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti [c.c. 586] (1);

3) i creditori dell’eredità e i legatari hanno preferenza sul patrimonio ereditario di fronte ai creditori dell’erede. Essi però non sono dispensati dal domandare la separazione dei beni, secondo le disposizioni del capo seguente [c.c. 512], se vogliono conservare questa preferenza anche nel caso che l’erede decada dal beneficio d’inventario o vi rinunzi.

*  *  *

Sul tema, si segnalano i seguenti precedenti:

App. Firenze Sez. I, 05/10/2010, secondo cui: Il divieto sancito dall’art. 2830 c.c., rubricato “Ipoteca giudiziale sui beni dell’eredità beneficiata e dell’eredità giacente”, implica la mera inopponibilità dell’iscrizione alla massa dei creditori; ma la predetta iscrizione rimane pienamente efficace in caso di decadenza dal beneficio di inventario e di subentro della responsabilità illimitata dell’erede.

Trib. Napoli, 12/11/2003, secondo cui: Il diritto di prelazione derivante dall’ipoteca non è opponibile ai creditori concorrenti nella divisione dell’attivo ereditario nell’ipotesi di ipoteche iscritte in data posteriore all’apertura della successione.

Cass. civ., 05/12/1970, n. 2571, secondo cui: L’ipoteca giudiziale iscritta sui beni di un’eredità accettata con beneficio d’inventario non è affetta da nullità assoluta, ma soltanto inopponibile ai creditori che concorrono al soddisfacimento dei loro diritti sui beni ereditari, con la conseguenza che, se l’erede decade dal beneficio, riprende vigore ed operatività l’ipoteca validamente iscritta. (Nella specie, si trattava di iscrizione intervenuta nelle more tra l’apertura della successione e la dichiarazione di accettazione beneficiata).

 

Cass. civ., 17/10/1966, n. 2482, secondo cui: La ratio della norma dell’art. 2830 c.c. – la quale dispone che, se l’eredità è accettata con beneficio d’inventario, o se si tratta di eredità giacente, non possono essere iscritte ipoteche giudiziali neppure in base a sentenze pronunciate anteriormente alla morte del debitore – risiede nell’intento legislativo di mantenere la par condicio creditorum, in quanto, risultando la garanzia patrimoniale limitata al compendio dei beni ereditari, il quale costituisce un patrimonio separato, ed essendo tale patrimonio destinato alla liquidazione, non sarebbe giustificato che singoli creditori, mediante l’iscrizione di ipoteche giudiziali, possano costituire a loro vantaggio diritti di prelazione. Tale essendo la ratio della norma, questa non può concernere che esclusivamente i beni su cui i creditori dell’eredità debbono realizzare i loro diritti, rimanendone esclusi quelli che non hanno tale funzione strumentale. Pertanto, nell’ipotesi di un’ipoteca giudiziale iscritta anteriormente, la successiva accettazione con il beneficio d’inventario ne farà venir meno l’efficacia ex tunc limitatamente ai beni che costituiscono ancora l’asse ereditario, ma non anche rispetto a quelli che pure in precedenza figuravano nel patrimonio del de cuius, ma rispetto ai quali è stato riconosciuto il diritto di proprietà di un terzo. In siffatta ipotesi si rende applicabile la disciplina generale in tema di trascrizione, e perciò, in particolare, l’ipoteca non è pregiudicata dalla successiva trascrizione di atti da cui risulta il diritto del terzo, al quale, conseguentemente, l’ipoteca risulta opponibile.

Cass. civ., 12/04/1965, n. 654, secondo cui: È valida l’ipoteca iscritta dall’erede sull’eredità beneficiata, nonostante il disposto dell’art. 2830 c.c.; ma il creditore ipotecario dell’erede non può soddisfarsi sul ricavato dell’aggiudicazione del bene ereditario a preferenza dei creditori anche chirografari dell’eredità. Ove, però, il credito verso l’eredità consista nel diritto a una prestazione, il cui oggetto sia ad esempio il trasferimento di immobili in esecuzione di una promessa di vendita da parte del de cuius, il creditore promissario, ottenuta la sentenza costitutiva di trasferimento ex art. 2932 c.c., può pretendere la cancellazione della ipoteca iscritta dal creditore dell’erede, in quanto la persistenza dell’ipoteca inciderebbe sulla disponibilità del bene e sul suo valore economico, rendendo priva di contenuto la relazione riconosciuta dall’art. 490 c.c.

Cass. civ., 10/12/1958, n. 3863, secondo cui: Le sentenze per crediti verso l’eredità, sia se pronunziate nei confronti dell’erede beneficiato, sia se già emesse nei confronti del de cuius, non sono titoli idonei ad iscrivere ipoteca giudiziale sui beni compresi nella eredità beneficiata, e al sopraggiungere dell’accettazione con beneficio d’inventario restano private di validità anche le ipoteche giudiziali già iscritte dopo il decesso del de cuius. Nella predetta ipotesi, l’erede beneficiato è legittimato a far valere la nullità delle iscrizioni effettuate sui beni ereditari.