Introduzione al Metaverso: ingresso, contenuti, piattaforme. La tutela del marchio per NFT (non fungible token) secondo il Tribunale di Roma

Introduzione al Metaverso: ingresso, contenuti, piattaforme. La tutela del marchio per NFT (non fungible token) secondo il Tribunale di Roma

  • Italica Service, Editore della rivista

Prima di affrontare questo interessante argomento che è la tutela del marchio, secondo la decisione del Tribunale di Roma a tema NFT, sento il bisogno di tornare sul concetto di Metaverso.

Nel corso delle ultime settimane ho partecipato ad alcuni eventi e incontri in cui non pochi professionisti hanno parlato del Metavero e ho avuto l’impressione che per quanto “imparati” non avessero ben chiaro di cosa stessero effettivamente parlando.

Vero è che viene spesso definito come un opportunità e non vorrei che alcuni professionisti ben consapevoli di come a volte occorra battere la concorrenza stiano spingendo più sulla parola che sui contenuti.

Facciamo quindi un passo indietro, e torniamo all’introduzione che ho fatto al Metaverso nell’articolo: “Introduzione al Metaverso: dai contenuti alle tutele legali. Opportunità e rischi della nuova frontiera degli investimenti” https://www.vagliomagazine.it/introduzione-al-metaverso-dai-contenuti-alle-tutele-legali-opportunita-e-rischi-della-nuova-frontiera-degli-investimenti/

Volutamente si è trattata di un introduzione di natura letteraria per cercare di assimilare anzitutto delle pillole di concetti di natura ambientale dello scenario.

Ora invece con una sintesi estrema quindi funzionale al fatto di non voler essere scientifica bensì utile al prosieguo della spiegazione di questo articolo partiamo da due domande abbastanza scontate che però ho notato non sono a volte altrettanto conosciute.

Si può entrare nel Metaverso (e come si fa)?

La risposta è si. Al momento non c’è UN Metaverso, ce ne sono più di uno. E per l’esattezza fra quelli esistenti non tutti vengono resi accessibili nello stesso modo in tutte le aree geografiche.

E non c’è solo quello il cui accesso presuppone l’utilizzo di una realtà virtuale (quella sigla “VR” che spesso si vede associata) quindi con visore ecc. ma esiste anche più di una versione che taluni chiamano “iperdigitale”.

E’ altamente probabile (per quanto non certo) che il Metaverso basato su di una realtà virtuale sarà sviluppato (in realtà è in corso d’opera da molti anni) in maniera simile al visionario mondo dello scrittore Ernest Cline il cui noto romanzo “Player One” del 2011 introduceva una “vision” del Metaverso adattata alla working class.

Come già nel mio precedente articolo “Introduzione al Metaverso” è veramente sconsigliato dare troppo credito a chi parla di soluzioni concettualmente definite in questo ambito se non possiede una cultura letteraria su questo argomento. E’ un po’ come voler parlare una lingua come il latino senza averlo mai studiato e senza conoscerne la grammatica.

Tutto ciò che dovete sapere su dove andrà il Metaverso è già stato scritto.

Sfatiamo anche un altro mito che purtroppo ho sentito a una conferenza laddove il relatore di un gruppo che coinvolge centinaia di professionisti e che sostiene di avere dei pacchetti per le aziende che vogliono sbarcare sul Metaverso in modalità “learn & play” (che ricorda un po’ la formula per neofiti dell’informatica, c.d. plug & play”) e che ha detto come per le persone come lui che hanno gli occhiali il visore è un po’ un problema e ha pure aggiunto che forse “dovremo farci l’operazione” (intendendo quella agli occhi ben inteso).. non è vero nemmeno questo. Ci sono le lenti graduate per i visori. Compatibili. Quindi chiunque può andare dal proprio oculista di fiducia, fare la visita e chiedergli di compilare un modulo pre-stampabile con le indicazioni per farsi realizzare le lenti in questione che poi si appongono (benissimo) sul visore. Quindi anche i miopi e gli astigmatici possono tranquillamente vivere l’esperienza VR. E andranno nel Metaverso.

Ovviamente la domanda che si pongono buona parte delle imprese è: sarà uno spazio tridimensionale con contenuti di realtà aumentata? La risposta a questa domanda identifica un business model su cui gli avvocati per esempio dovranno essere preparati. Basti pensare che se i contenuti aggiuntivi saranno di realtà aumentata (che ben inteso, lo ribadisco, vuol dire molto di più di quello che per estrema sintesi sto utilizzando a fini meramente espositivi per il presente articolo) ci saranno una serie di asset e di elementi che potrebbero riguardare aspetti della socialità, del gioco, delle vendite finanziarie.

Ci sono però anche altri Metaversi al momento già più facilmente fruibili e sono molto simili a dei marketplace.

Quasi sempre la “navigazione” avviene tramite un avatar, post registrazione basata sull’accesso tramite un account social. Si possono fare parecchie cose con un avatar per poter interagire in seno a opportunità come possono essere l’acquisto di terreni o investire in NFT, ma è necessario avere un wallet con le criptomonete accettate.

Per esempio “The Sandbox” ha già offerto un esperienza molto interessante dove ci sono stati contenuti che possono essere sviluppati, implementati, organizzati e rivenduti, è un Metaverso su base blockchain la cui grafica è di base volumetrica, il c.d. voxel.

E’ possibile citare anche “Decentraland”, un Metaverso posseduto dagli stessi utenti in ragione dell’algoritmo di base che in buona sostanza prevede come siano gli stessi partecipanti a possedere gli asset di questo Metaverso

Mi fermo qui, anche perchè sono i più citati e fermo restando che trovo siano molto interessanti oltre che ben realizzati lo scopo di questo articolo non è quello di fare pubblicità ma semmai di stimolare i lettori a provare questi contenuti.

Fermo restando che se lo volete, potete ottenere anche altre indicazioni. Per coloro che navigano nel deep web ce ne sono anche troppe per certi versi. Ci sono guide e indicazioni su Metaversi dove si sviluppano affari gran parte dei quali di natura speculativa. Tesi cioè, in una fase paragonabile metaforicamente anche a quella di brodo primordiale, a generare una serie di investimenti pilotati organizzati per far crescere e guadagnare tutti. Ammesso che la cosa funzioni si rammenta che andrebbero perlomeno dichiarati.

Per coloro che effettivamente vogliono avere un esperienza attuale immersiva sul Metaverso è impossibile poi non citare VRChat piattaforma che forse sarà anche quella che potrebbe dare maggior lavoro proprio agli Avvocati. Da molti è definita l’evoluzione spontanea nerd/geek dei precedenti e sta avendo un enorme successo, forse il più grande in attesa dei fratelli “ufficiali” prodotti dalle multinazionali. E’ una community mondiale, nata per socializzare con avatar personalizzati e completamente controllabili. Gli utenti realizzano i contenuti e producono le esperienze immersive condivise. Occorrono dei requisiti di sistema per questo genere di esperienza.

Siamo alla sintesi, come detto, estrema, ma occorre capire che il concetto da alcuni speso in modo anche cattedratico di un Metaverso simil shopping dove la gente andrebbe a comperare tutto ciò che vede, al momento è più un idea. Gli studi dimostrano che l’ipotesi di dare agli utenti un avatar in modalità avventura grafica affinchè una persona che si connetta attraverso un social e se ne vada in giro in una sorta di via di mezzo tra la visita al museo e il supermercato è limitativa.

Si tenga poi presente che il supposto di vita reale e quindi di realtà costante (contemporanea) è, dal punto di vista temporale, sincrono mentre l’attività per esempio di investimenti che offre oggi il Metaverso attraverso le piattaforme sotto molteplici punti di vista, siano essi di natura produttiva, finalizzata alla rivendita o meramente finanziari / speculativi è, a mio avviso è più simile al concetto di temporalità trasposte quindi diacronizzante.

Il Metaverso è un esperienza di contenuti che dovranno essere molto coinvolgenti e innovativi per attuare il coinvolgimento necessario e aumentare l’interesse dei fruitori.

La sensazione oggi, e forse (si spera) per il momento è che la maggior parte delle società che producono asset nel Metaverso finiscano per aumentare l’offerta con un marketing multilivello per diversificarla.

Il tribunale di Roma per il momento ci ha dato un indirizzo per quanto riguarda la tutela del marchio in tema di NFT a tema di tutela della proprietà industriale.

Il caso, in sintesi, ha ad oggetto la contestazione di una condotta di contraffazione del marchio e di concorrenza sleale consistente nell’uso non autorizzato di marchi denominativi o figurativi tramite la produzione, commercializzazione e promozione on line delle carte da gioco digitali NFT (“non fungibile token“), queste riproducenti segni distintivi in quanto riportanti nelle figurine di un ex giocatore con indosso la maglia della Juventus e l’indicazione della squadra.

Il Giudice della Capitale sul punto in diritto anzitutto ha cura di precisare: “tra le ipotesi confusorie in relazione alla tutela del marchio vi è anche quella del rischio che il pubblico possa credere che i prodotti o i servizi di cui trattasi provengano dalla stessa impresa o da imprese economicamente collegate; detta possibilità costituisce un rischio di confusione da valutarsi globalmente, tenendo conto della percezione che il pubblico di riferimento ha dei segni e dei prodotti o servizi in questione e tenendo conto di tutti i fattori rilevanti nel caso di specie, in particolare la somiglianza dei marchi e quella dei prodotti o servizi designati”.

Dopodichè, con una condivisibile scelta il Tribunale di Roma aggiunge: “Nel caso di specie si rileva che, a prescindere dalle caratteristiche telematiche delle Cards in questione, la società resistente, con la creazione di dette Cards e la loro commercializzazione, oltre ad utilizzare l’immagine del giocatore (omissis) nei limiti del contratto di utilizzazione dell’immagine stipulato con la società che ne gestisce i diritti di immagine, ha utilizzato senza autorizzazione anche i marchi della società Juventus”.

E correttamente il Giudice aveva già individuato nel caso di specie che: sul fumus boni iuris, va osservato come, dalla documentazione allegata, oltre alla titolarità delle ricorrenti sui marchi in oggetto, circostanza comunque non contestata, risulta, innanzitutto, la notorietà di detti marchi”.

La decisione per intero è scaricabile da qui: Trib.-Roma-Sez.-XVII-20-luglio-2022 (1)

Ad avviso dello scrivente la decisione del Tribunale di Roma va certamente nella direzione di salvaguardare il mercato selvaggio che potrebbe generarsi nelle offerte NFT e nel contempo però apre a interrogativi sulla contrattualistica necessaria per avviare un attività di marketing multilivello nel Metaverso.

E’ molto consigliabile in questo momento, se si hanno dei progetti, fare affidamento su dei professionisti che abbiano praticità della blockchain sulle criptovalute, sugli smart contract intesi come configurazione e come effetti. Dovrebbe trattarsi di professionisti che abbiano materialmente eseguito queste operazioni. Ed è fondamentale che si possegga un background culturale in grado di capire di cosa si sta effettivamente parlando in termini compiuti, non teorici o parcellizzati o peggio ancora a macchia di leopardo in modalità espositiva congressuale.

L’interprete infatti deve poter argomentare, dedurre, lavorare con il proprio talento nell’arte della predisposizione di contenuti e della persuasione, spesso spiegando in modo evolutivo. Quello che ogni tanto alcuni Giuristi chiamavano “fare diritto”. E’ quindi necessario che conosca molto bene ciò di cui parla.

Avv. Marco Solferini

 

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