Internazionalizzazione

Internazionalizzazione

Il Vocabolario dell’Enciclopedia Treccani offre questa definizione del termine Internazionalizzazione: L’internazionalizzare, l’internazionalizzarsi, la condizione o il carattere di ciò che è internazionalizzato (…)”. È proprio da questa definizione che vogliamo intraprendere insieme ai lettori un vero e proprio percorso alla scoperta dell’Internazionalizzazione, che si svilupperà nel tempo con diverse tappe all’interno di questo innovativo magazine. Partiremo dall’approfondimento del contesto internazionale dal punto di vista sociale, economico e politico, per poi tracciare l’identikit dei professionisti chiave dell’internazionalizzazione e le diverse forme di questa. Studieremo, quindi, il ruolo delle PMI nel contesto internazionale e del perché sono chiamate a cambiare marcia e guardare oltre i propri confini; approfondiremo la pianificazione del processo di internazionalizzazione con un focus dettagliato sugli strumenti economici messi a disposizione dalle Istituzioni pubbliche e private a sostegno delle PMI. Sarà nostro compito affrontare, infine, le politiche commerciali e di marketing, nonché quelle di penetrazione dei mercati esteri.

 

Siamo sicuri che sarà un viaggio coinvolgente sia per noi che per i lettori, la cui meta comune è quella di avere una visione chiara delle opportunità che questi cambiamenti globali offrono ai Professionisti ed alle Imprese da loro assistite.

Come ogni viaggio, è bene conoscere i compagni con i quali lo si affronta:

  • Filippo Simone Zinelli, Avvocato del Foro di Roma, classe 1984. Nato e cresciuto a Roma, perfeziona gli studi tra Roma, Venezia, Heidelberg e Londra. Nel marzo 2011 fonda lo Studio Legale “Persona e Giustizia” che offre la consulenza ed assistenza legale, giudiziale e stragiudiziale, nell’ambito del Diritto Civile, Commerciale, del Lavoro e dell’Internazionalizzazione di impresa (www.personaegiustizia.it). Ha dato vita insieme all’Avv. Mauro Vaglio, nella precedente consiliatura del Foro capitolino, al Tavolo permanente per l’Internazionalizzazione dei Professionisti e delle Imprese, ed è Membro dell’Osservatorio Internazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma. https://www.linkedin.com/in/filippo-simone-zinelli-a798255b/
  • Dario Contaldo, Dottore Commercialista dell’Ordine capitolino, classe 1982. Nato a Cava de’ Tirreni, compie il percorso di studi e perfezionamento all’Università degli Studi di Salerno e alla Luiss Business School. Dopo alcuni anni di esperienza in primari studi di consulenza, nel 2014 fonda la Darco Consulting per offrire la consulenza ed assistenza in materia societaria e crisi di impresa, finanza aziendale, internazionalizzazione e consulenza direzionale. Oltre ad essere Regional Director di FasterCapital, è Membro dell’Osservatorio Internazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma.

 

Ora possiamo partire.

 

All’inizio dell’articolo abbiamo riportato la definizione del Vocabolario della Treccani. Appare evidente come l’internazionalizzazione viene descritta come un processo che prima ancora di riguardare il proprio business tocca profondamente ciascuno di noi, in primo luogo il pensiero: “internazionalizzarsi”. Non possiamo, infatti, nascondere a noi stessi (bambini, adulti, anziani) che il nostro modo di pensare è radicalmente cambiato con il passare del tempo e che questa vera e propria rivoluzione epocale ha coinvolto ciascuno di noi, tagliando in maniera trasversale le latitudini e le generazioni. È fuori discussione che ci siamo, forse senza volerlo o forse senza saperlo, internazionalizzati: dapprima il nostro pensiero, successivamente le nostre abitudini, infine il nostro business.

Ma andiamo per ordine.

Possiamo certamente dire che il processo di internazionalizzazione del nostro pensiero è iniziato nella notte dei tempi, quando alle orecchie dei nostri avi incominciarono ad arrivare i racconti dei viaggiatori, dei mercanti e dei nomadi che percorrendo in lungo ed in largo la terra, non si esimevano dall’elargire affascinanti racconti di paesi lontani, di usi e costumi sconosciuti.

È evidente che oltre ai racconti, iniziavano a girare per il mondo beni e merci realizzati a migliaia di chilometri di distanza ma apprezzati anche oltreconfine.

È altrettanto chiaro che le opportunità commerciali transfrontaliere incominciarono man mano ad essere colte ed apprezzate da sempre più persone.

Possiamo affermare, dunque, che il processo di internazionalizzazione, di fatto, ha da sempre accompagnato l’essere umano. All’inizio era certamente un qualcosa che riguardava un’esigua minoranza di persone, ma con il passare del tempo ha iniziato a coinvolgere la quasi totalità degli abitanti della Terra.

Non possiamo esimerci, a questo punto, dal domandarci perché ora questo tema è divenuto ancora più attuale, più pregnante, più insistente.

Per cercare di semplificare il più possibile, possiamo affermare che i motivi sono essenzialmente due: la facilità e la necessità. Capiamo perché.

La facilità nell’entrare in contatto con altri Paesi, altre culture ed altri mercati è stata veicolata dalla sempre maggiore semplicità (ed economicità) con la quale negli ultimi venti anni è stato possibile informarsi e viaggiare. A questo hanno contribuito in maniera decisiva alcuni fattori: internet, l’aumento del traffico aereo low cost, la pace a livello mondiale (non a livello locale in molti posti, ovviamente).

La necessità dei Professionisti e delle Imprese che sempre più hanno dovuto ricercare nuovi mercati di sbocco per i propri servizi e prodotti, nuovi partner con i quali sviluppare progetti, nuovi mercati dove reperire componenti e servizi a più basso costo per la propria attività.

Potremmo semplificare così: dal piacere di internazionalizzarsi alla necessità di farlo. Ma come sempre nella vita, la necessità può far scoprire opportunità prima sconosciute.

Scendiamo più in profondità.

Ogni impresa, indipendentemente dal prodotto/servizio che offre, ha tante maggiori possibilità di svilupparsi quanto più ampia è la platea di potenziali consumatori cui rivolgersi. Sono tante le considerazioni da dover fare prima di ipotizzare, e strategicamente implementare, un’attività di internazionalizzazione, per questo ad ogni elemento verrà dedicato il giusto approfondimento. Appare opportuno, però, partire da quella che è la attuale situazione dei mercati internazionali per capire quale sarà la probabile evoluzione in termini di sviluppo e quali saranno le aree che potenzialmente garantiranno le maggiori prospettive in termini di internazionalizzazione.

Il prodotto interno lordo mondiale è cresciuto del 3,9% nel 2018, valore leggermente superiore alla crescita registrata nell’anno precedente (3,8%). La crescita del PIL mondiale è stata guidata dal positivo andamento delle economie dei Paesi emergenti asiatici, da una ripresa degli investimenti nelle economie avanzate e da un aumento dei prezzi di alcune materie prime, tra cui il petrolio, che ha beneficato i Paesi esportatori di questi prodotti. Il prezzo del petrolio sarà di circa 60 dollari per il biennio 2019-2020. La crescita mondiale globale nel 2019 si prevede in leggero calo, al 3,5% nel 2019, con una leggera ripresa a 3,6% nel 2020. Questo modello di crescita per il biennio 2019-2020 segue un trend che si sta sviluppando più rapidamente di quanto ci si aspettava, ovvero una diminuzione del tasso di crescita delle economie avanzate cui si accompagna una temporanea battuta di arresto in alcuni mercati emergenti a fronte delle condizioni di Paesi quali l’Argentina e la Turchia, oltre al non poco apprezzabile impatto delle azioni commerciali sulla Cina e su altre economie asiatiche.

Analizzando singole zone geografiche emerge che nelle economie avanzate ci sarà una contrazione della crescita dal 2,3% nel 2018 al 2% nel 2019 e 1,7% nel 2020.  Gli Stati Uniti continuano ad avere la migliore crescita tra le economie avanzate con una stima nel 2019 leggermente inferiore alla crescita del 2018.

La crescita nell’area Euro è stimata all’1,6% nel 2019 e 1,7% nel 2020. Il tasso di crescita subisce l’impatto della situazione tedesca che sconta una diminuzione dei consumi privati, una bassa produzione industriale e i rivisti standard sulle emissioni delle auto. Anche l’Italia gioca un ruolo importante in questo rallentamento in particolare a causa della debole domanda interna ed un alto costo dell’indebitamento. In Francia le proteste di strada e le azioni industriali hanno chiuso il cerchio di una situazione non proprio florida.

Nell’ambito delle economie emergenti un ruolo importante è svolto dalla Cina, che resta di gran lunga una delle economie più dinamiche, accompagnata dall’India: entrambe crescono, e si prevede che continuino a farlo, ad un ritmo superiore al 6 per cento annuo.

Le condizioni finanziarie nei mercati emergenti si differenziano molto da Paese a Paese e le preoccupazioni sull’inflazione derivante dagli aumenti del prezzo del petrolio hanno spinto le banche centrali di alcuni Paesi (Cile, Indonesia, Messico), ad innalzare i tassi, diversamente da quanto accaduto in Cina ed India che hanno mantenuto i loro tassi stabili, agendo addirittura con immissione di liquidità nel sistema economico.

Nella valutazione del contesto economico internazionale non possono, inoltre, essere taciuti ulteriori elementi, in particolar modo le politiche protezionistiche attuate dagli Stati Uniti e le contromisure prese dal governo Cinese, oltre naturalmente alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e in America Latina.

Alla luce di questi presupposti e probabili scenari futuri, si comprende quante componenti entrano in gioco in un processo di internazionalizzazione e quanto sia necessario avere una profonda conoscenza dei “driver” della crescita per poter posizionarsi nei Paesi che almeno dal punto di vista economico presentano i fondamentali più solidi. Dunque, ogni piccola impresa dovrebbe attrezzarsi per poter operare in modo sicuro con una logica globale e, quindi, mettersi nelle condizioni di poter offrire i propri prodotti/servizi nelle aree geografiche (diverse dal loro mercato locale) attentamente selezionate e monitorate. Il vantaggio per le imprese che riescono ad affrontare il processo di internazionalizzazione con successo è doppio: 1) diversificare la provenienza dei loro ricavi non risentendo molto delle sorti macroeconomiche di un singolo Paese, 2) l’insediamento in mercati esteri comporta la presenza principalmente in mercati in crescita, dove la vendita può risultare significativamente migliore rispetto ad un mercato maturo che non cresce o cresce a ritmi sicuramenti inferiori.

Quanto appena detto potrebbe sembrare un processo semplice ma l’implementazione di queste azioni può essere quasi impossibile se non si dispone di consulenti preparati. È in questo contesto che interviene la figura dell’esperto di internazionalizzazione. Ma qual è il suo ruolo specifico? Cosa fa nel concreto? Nelle successive uscite del magazine analizzeremo nel dettaglio tutte le attività strategico/operative. Per ora possiamo individuare a grandi linee la sua azione come quella di valutatore delle esigenze dell’impresa cliente e, a seconda dell’attività, del grado di maturità strutturale; deve, inoltre, saper proporre l’indirizzo strategico aziendale. Egli individua, infine, i mercati esteri e le modalità di ingresso negli stessi (esportazione, investimento, etc).

Tutti questi step fanno parte della fase di pianificazione sistematizzata, contenuta in un documento programmatico volto a determinare i costi (il budget) e valutare la profittabilità dell’investimento (business plan).

Il professionista esperto di internazionalizzazione assiste l’impresa anche nelle politiche di marketing, cioè sulla base di dati concreti aiuta l’impresa a determinare quale prodotto possa essere offerto o se apportare delle modifiche prima di introdurlo sul nuovo mercato, nonché scegliere il giusto prezzo per commercializzarlo e, eventualmente, creare un nuovo brand.

L’interazione con le controparti estere sarà un altro elemento sul quale l’esperto di internazionalizzazione deve offrire un contributo sostanziale: scegliere se esportare o creare diversi accordi commerciali, una joint venture o una rete di imprese sono competenze che attengono al professionista che segue l’impresa e che saprà consigliare al meglio sulla base dei fattori interni all’azienda.

Per iniziare un processo di internazionalizzazione sono necessarie delle risorse, soprattutto finanziarie; per questo l’esperto di internazionalizzazione deve essere in grado di utilizzare tutti gli strumenti per la raccolta dei capitali, dal più intuitivo, che può essere l’interfacciarsi con il canale bancario, alla ricerca di partner finanziari/industriali, fino alla quotazione in Borsa o all’emissione di titoli di debito (usualmente obbligazioni o mini-bond). Il commercio con l’estero prevede anche di avere particolari cautele nel sistema dei pagamenti soprattutto all’inizio quando i rapporti non sono ancora consolidati e si rende necessario conoscere bene la propria controparte ed è, dunque, necessario utilizzare tutti gli strumenti di pagamento che rendano il processo quanto più lineare possibile.

Il professionista esperto di internazionalizzazione è una figura che si occupa di tutto questo e, dato lo spettro e la varietà di attività da performare, non è usualmente un’unica figura; certamente un avvocato ed un dottore commercialista sono le figure che offrono la migliore combinazione sinergica, in quanto, ad esempio, il primo riesce ad affrontare tutte le tematiche legate alla stesura dei contratti ed alle condizioni di pagamento, mentre il secondo, di matrice più aziendalistica, si occupa di redigere il business plan e reperire la finanza, anche agevolata, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione.

Quando un’impresa decide di affrontare questo processo, si trova in una fase molto delicata in cui solitamente il primo referente è il proprio consulente che da sempre la assiste e la supporta, e che potrà decidere di farsi affiancare da colleghi esperti sul tema con i quali “parla la stessa lingua” ma che possono sicuramente apportare del valore aggiunto su tutti gli aspetti che abbiamo sopra evidenziato e che magari compensano sinergicamente l’attività del professionista di fiducia.

Emerge chiaramente, dunque, che il primo interlocutore dell’esperto di internazionalizzazione non è direttamente l’imprenditore ma il suo consulente “storico” (avvocato, commercialista, ragioniere, etc), che è la figura di cui l’impresa si fida e che deve guidare l’imprenditore a comprendere da un punto di vista culturale come affrontare un processo di internazionalizzazione quale sfida per rimanere competitivi sul mercato e vincere la sfida della globalizzazione.

Dario Contaldo e Filippo Simone Zinelli