Iniziamo dalla Costituzione.

Iniziamo dalla Costituzione.

 

Il primo passo per una indispensabile e speriamo prossima riforma della Giustizia deve contenere una semplice ma fondamentale integrazione di un solo articolo della Costituzione, con l’inserimento nell’art. 24 di un comma di cui si sente la necessità.

Il testo di tale articolo, con le modifiche in rosso, diventerà il seguente.

Costituzione della Repubblica Italiana

Art. 24

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

La difesa è esercitata e garantita esclusivamente da avvocati iscritti negli appositi albi. La legge può prevedere altre categorie di soggetti abilitati alla difesa solo in ipotesi tassativamente indicate.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

E’ questo il primo passo da compiere se vogliamo davvero riformare una Giustizia che ha bisogno di interventi strutturali: l’inserimento della figura e del ruolo dell’Avvocato nella Costituzione nell’articolo 24 è una necessità imprescindibile in un momento in cui il diritto di difesa viene in più di qualche occasione messo in discussione.

Si tratta di una modifica all’apparenza minima ma di portata immensa perché garantisce e ribadisce il ruolo e la funzione dell’Avvocato, oltre a assicurare un effettivo esercizio della difesa.

La stessa riforma della Giustizia e le future norme in materia non potranno così limitare o rendere più difficoltoso il diritto alla difesa o delegittimare l’avvocatura fino al punto di farla venire del tutto meno come qualcuno sembrerebbe aspirare.

Tra presunzioni di colpevolezza, tentazioni manettare, ostacoli e intralci alle nostre attività quotidiane, è il momento di ricordare quello che è il nostro compito che, seppur previsto nella Costituzione, manca di un riconoscimento che non è solo formale.

In questi giorni di ripresa della nostra attività abbiamo assistito ad episodi che, speriamo, siano solo figli del momento, con rinvii immotivati, talvolta sine die, limitazioni all’ingresso nei tribunali, negli accessi alle cancellerie, alla nostra presenza in aula e, addirittura, provvedimenti con cui ci si vuole imporre il numero delle pagine che possiamo scrivere. Tutto questo obbliga ad una presa di posizione che deve iniziare rivendicando la previsione della nostra figura e del nostro ruolo nella Carta Costituzionale, lì dove ci compete.

Non è questo né il momento né la sede per polemiche, dibattiti o per la ricerca delle cause su come, perché e da chi la professione forense sia stata resa impossibile con conseguenze a volte devastanti sui diritti dei nostri assistiti. Gli sterili dibattiti di politica forense devono restare nell’alveo dei salotti: l’avvocatura è chiamata ad un’azione concreta che non si deve esaurire in manifestazioni comunque importanti ma fini a se stesse, senza un progetto più organico e condiviso.

Dobbiamo pensare alla riapertura dei nostri studi e a riprendere le fila del lavoro dopo questo periodo; è vero. Ma dobbiamo essere consapevoli che esiste un “dopo” a cui dobbiamo partecipare attivamente; un “dopo” che deve essere migliore del “prima”, che non era certo esaltante.

Esistono pronunce della Corte Costituzionale con le quali la nostra funzione è stata riconosciuta indispensabile come difesa tecnica e Pubblico Servizio; adesso è necessario che entriamo nella Costituzione laddove ci spetta e compete.

Il resto della riforma? Una volta concordato su questo argomento potremo avanzare tutte le proposte necessarie, portandole in parlamento e muovendo da posizioni non demagogiche o interessi particolari. Potremo proporre l’abolizione del Giudice di Pace e una revisione dei codici di procedura, ma anche interventi sul sistema carcerario. Parleremo di equi compensi, tariffari, modalità di accesso, pratica forense, e, non ultima, della Cassa Forense, passando dal processo telematico e toccando tutti gli aspetti amministrativi della Giustizia. Magari anche della riforma del Consiglio Superiore della Magistratura o della previsione di un Consiglio Superiore della Giustizia.

Ma adesso iniziamo dalla Costituzione. E’ lì che dobbiamo stare.