Il ruolo dei nonni nella nostra società. I nonni sociali. Diritto di visita

Avv. Paola Petrarca

Il ruolo dei nonni nella nostra società. I nonni sociali. Diritto di visita

E’ indubbio il valore dei nonni nella nostra società, basti pensare all’aiuto prestato nelle famiglie dopo l’inserimento sempre maggiore della donna all’interno del mondo lavorativo.

Giuridicamente il loro valore viene evidenziato nel concetto di “supremo interesse del minore” e, partendo da ciò e dall’aspettativa di crescita sana ed armoniosa del fanciullo, visto nell’ottica degli antichi filosofi romani “in puero homo”, il minore diviene portatore di diritti propri, costituzionalmente garantiti, nella cui crescita armonica si inserisce la figura del nonno.

Nella famiglia, da considerarsi quale cellula base della società, i nonni rappresentano questo trait d’union tra passato e futuro; valga la definizione data loro da Benedetto XVI: “coloro che danno ai più piccoli la prospettiva del tempo. Sono la memoria e la ricchezza delle famiglie”. Essi sono pronti a trasmettere il patrimonio inter generazionale necessario al minore per affrontare la crescita in modo sano ed armonioso, che infine produrrà quel cittadino pienamente inserito all’interno della società. Tale bagaglio di memoria e d’affetto di cui i nonni sono portatori, valorizzato e distinto dall’apporto educativo a cui sono tenuti invece i genitori, viene evidenziato in una sentenza del 2007, la n. 537 della Corte d’Appello di Milano.

Partendo da ciò e sull’innegabile contributo dei nonni all’interno della famiglia, si impone dal punto di vista giuridico una considerazione sul ruolo e sui limiti e facoltà di tale apporto, in quanto molteplici conflitti sono sorti, all’interno di tali “cellule base”, sia unite che in fase di separazione, relativamente al diritto di visita dei nonni e altresì alla loro intromissione nella relazione genitoriale, quando l’apporto fattivo li vede impegnati nella crescita del minore.

Il diritto di visita dei nonni ai nipoti, fortunatamente è tutelato dalla legge 219/2012, che chiarisce come il diritto di visita degli ascendenti sia da collocarsi nell’ambito dei diritti del minore stesso, a cui non possono, e non devono, essere sottratte figure parentali così importanti e significative.

Vi è poi l’art. 317 bis comma 1° e 2° del c.c. che recita: “Gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. L’ascendente al quale è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore. Si applica l’articolo 336, secondo comma.”

Nei giudizi istaurati dagli ascendenti, per vedere riconosciuto questo loro diritto, hanno rilevanza una serie di fattori che producono poi il convincimento del Giudice; prima di tutto il “superiore interesse del minore” che viene di volta in volta posto all’apprezzamento dell’organo Giudicante; viene valutata. quindi, l’idoneità delle visite, e cioè se siano conformi all’interesse del minore, e, nel caso in cui l’ascendente collabori con la coppia genitoriale nella crescita del minore, che questa collaborazione avvenga secondo i dettami di cui all’art. 30 Cost.; ne deriva, poi, che deve essere valutata la presenza dei nonni come volta a contribuire ad una crescita sana ed equilibrata del minore sia sotto al profilo fisico che psichico. Si ritiene quindi che il diritto degli ascendenti sia recessivo rispetto all’interesse del minore, e infine si ritiene spesso necessario, al fine di un equilibrato convincimento del giudicante, l’ascolto del minore coinvolto.

Il diritto di visita dei nonni è sancito non solamente nel nostro ordinamento, ma anche nelle fonti internazionali tra cui ricordiamo l’art 24 della Carta dei diritti Fondamentali UE – carta di Nizza 2000, in cui si sottolinea come i minori abbiano diritto alla protezione e alle cure necessarie per il proprio benessere, dunque il supremo interesse del minore diviene preminente nonché il suo ascolto e in più il diritto del minore ad intrattenere relazioni personali regolari non solamente con i genitori, ma con i propri ascendenti salvo che ciò non sia contrario al suo interesse.

Ricordiamo, altresì, la più conosciuta Carta dei diritti del fanciullo nella quale, all’art. 8 paragrafo 1, viene sancito l’impegno a rispettare i diritti del fanciullo a preservare la propria identità, comprensiva della nazionalità del nome e delle sue relazioni familiari.

Richiamando, poi, l’art 8 della CEDU, che recita “ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare ….”, con la sentenza la Manuello-Nevi Italia del 20 gennaio 2015 la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano, ritenendo di dovere interpretare in maniera estensiva l’articolo sopramenzionato, comprendendovi anche i rapporti nipoti-nonni, per il mancato rispetto del diritto alla vita privata e familiare di due cittadini piemontesi, nonni di una minore, privati del rapporto con la propria nipote a causa del sospetto di abuso sessuale del padre, loro figlio, nei confronti della bambina. Sempre sullo stesso tema, più recentemente, vi è il caso Terna c. Italia con sentenza del 2021 in cui nuovamente la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 8 CEDU (che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare), poiché non ha adottato misure idonee a garantire il legame familiare tra una nonna e la nipote.

Anche la giurisprudenza di legittimità ha affrontato la tematica relativa al diritto di visita nonno-nipote e la necessità dell’audizione del minore in tali casi; una sentenza su tutte è la Cassazione n. 16410/2020 che nella massima recita: ”In generale i minori, nei procedimenti giudiziari che li riguardano, non possono essere considerati parti formali del giudizio, perché la legittimazione processuale non risulta attribuita loro da alcuna disposizione di legge; essi sono, tuttavia, parti sostanziali, in quanto portatori di interessi comunque diversi, quando non contrapposti, rispetto ai loro genitori. La tutela del minore, in questi giudizi, si realizza mediante la previsione che deve essere ascoltato, e costituisce pertanto violazione del principio del contraddittorio e dei diritti del minore il suo mancato ascolto, quando non sia sorretto da un’espressa motivazione sull’assenza di discernimento, tale da giustificarne l’omissione. (La S.C. ha dettato il principio in giudizio nel quale i nonni del minore, che domandavano di essere ammessi ad incontrarlo, avevano contestato la nullità della sentenza a causa della mancata nomina di un difensore del minore, critica respinta, e della sua mancata audizione, censura che è stata invece accolta, con rinvio al giudice dell’appello)”.

Invece, nella sentenza di Cassazione n. 9145/2020, gli Ermellini si sono trovati a giudicare sull’invadenza di un ascendente coinvolto nella crescita dei minori respingendo il ricorso del nonno che si è visto ridurre il regime degli incontri con le nipotine, poiché i cattivi rapporti con i genitori delle bimbe rischiava di destabilizzare il rapporto di coppia, rischio che andava contro l’interesse delle minori, sottolineando quindi il concetto di recessività dell’apporto dell’ascendente rispetto al preminente interesse del minore.

Accanto poi alla figura degli ascendenti legittimi, si è imposta, negli anni, una ulteriore figura, quella dei c.d. nonni sociali.

I nonni sociali sono quei nonni acquisiti, conviventi e/o coniugati con gli ascendenti biologici, nonché quegli anziani che si mettono a disposizione della comunità per aiutare le famiglie in cui tale figura manca, rappresentando una importante chiave per contrastare la “povertà educativa” dei bambini.

Ecco, mentre in un primo momento le richieste di tale categoria era rimasta disattesa nelle aspettative, poiché venivano considerati carenti di legittimazione attiva nella proposizione della domanda, in un secondo momento è stato ritenuta necessaria una interpretazione estensiva dell’art 317 bis c.c. da parte della giurisprudenza.

Con la sentenza di Cassazione 19780/2017, gli Ermellini hanno interpretato l’art.317 bis c.c. tenendo conto dell’ampliamento del concetto di famiglia da parte della giurisprudenza della Corte EDU e della Corte di Giustizia della UE in relazione all’art. 8 della Convenzione in cui si fa riferimento non solo alla “cellula base” fondata sul matrimonio, ma anche a quei legami familiari de facto, che producono stabilità affettiva al minore.

Dunque, alla luce dei principi già ricordati, dell’art. 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, dell’art. 24, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nonché dagli artt. 2 e 30 Cost., il diritto dei nonni sociali è azionabile anche in giudizio come previsto dall’art. 317 bis c.c., poiché ciò che rileva è il diritto del minore di crescere in famiglia mantenendo rapporti significativi con i parenti, ai sensi dell’art. 315 bis c.c..

Ciò che rileva è che il c.d. nonno acquisito si sia dimostrato idoneo ad instaurare con il minore una relazione affettiva stabile, dalla quale questi non possa che trarne un beneficio sia sul piano della sua formazione che del suo equilibrio psico-fisico e che tale coinvolgimento nella sua vita avvenga conformemente alle aspettative di crescita armonica del minore stesso all’interno del nucleo familiare.

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