Il danno morale e le tabelle di Milano

Avv. Paola Petrarca

Il danno morale e le tabelle di Milano

Il danno morale rientra, dal punto di vista giuridico, nella categoria dei c.d. danni non patrimoniali, come il danno esistenziale, biologico e da morte previsti ex art. 2059 c.c., e costituzionalmente protetti negli artt. 2 e 32, rappresentando congiuntamente ad essi una ulteriore categoria di danno.
La problematica derivante da tale tipologia di danno riguarda in primo luogo la difficoltà d’accertamento dello stesso e pedissequamente la risarcibilità.
Sul secondo tema introdotto, quello relativo al risarcimento danni, corre l’obbligo sottolineare che già nel 2008 la Suprema Corte era intervenuta al fine di codificare il concetto, in quel caso, di danno esistenziale, ma in quell’occasione gli Ermellini decisero di ricondurlo nella categoria unitaria di danno non patrimoniale al fine di non duplicare le voci di danno. Quale criterio da assumersi per la quantificazione del danno non patrimoniale venne sancito, poi, dalla Cassazione, già dal 2011, con sentenza n. 14402/2011, che : “le tabelle del Tribunale di Milano risultino essere quelle statisticamente maggiormente testate, e pertanto le più idonee ad essere assunte quale criterio generale di valutazione che, con l’apporto di necessari ed opportuni correttivi ai fini della c.d. personalizzazione del ristoro, consenta di pervenire alla relativa determinazione in termini maggiormente congrui, sia sul piano dell’effettività del ristoro del pregiudizio che di quello della relativa perequazione – nel rispetto delle diversità proprie dei singoli casi concreti – sul territorio nazionale.” Dunque la Cassazione individuò nelle tabelle di Milano lo strumento adeguato e corrispondente ai principi stabiliti nelle sentenze c.d. di San Martino, relativamente al ristoro del danno non patrimoniale.
Più recentemente le ulteriori 10 sentenze, anch’esse denominate di “San Martino”, pubblicate il 10 ottobre 2019, dal contenuto analogo a quello delle sentenze del 2008, ha continuato a quantificare il ristoro del danno non patrimoniale, sempre con l’ausilio delle sopramenzionate Tabelle.
Ancora oggi, la giurisprudenza di merito e di legittimità fa riferimento alle tabelle di Milano per il risarcimento del danno non patrimoniale e delle c.d. macro lesioni, e nel 2018 sono stati apportati dei cambiamenti doverosi rispetto alle tabelle precedenti.
In primo luogo si è considerato il c.d. danno da mancato consenso informato e di autodeterminazione, per il quale vengono coinvolti medico e struttura sanitaria. E’ seguita, poi, la rivalutazione monetaria degli importi da corrispondere (anche se la forbice risarcitoria è aumentata di poco); infine, nel 2020 la giurisprudenza ha incominciato a delineare in modo più specifico la nozione di danno morale (che non ha fondamento medico-legale), una voce compresa all’interno del danno non patrimoniale ma diversa e se presentata in modo corretto suscettibile di risarcimento ad hoc.
Vediamo come è stato affrontato questo ultimo aspetto dagli Ermellini che hanno “contraddetto” le tabelle con la sentenza n. 25164/2020.
La vicenda che ha poi portato a questo elemento innovativo è tra le più comuni, per chi si occupa di infortunistica stradale: un uomo investito da un veicolo poi risultato rubato, il cui conducente non viene identificato e successiva richiesta risarcitoria anche del danno morale presentata verso l’impresa assicurativa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada.
Il tribunale di 1° grado rigetta la richiesta dell’infortunato disattendendo all’art. 283, co. 1, lett, d) del C.d.A., poiché, a loro dire, non era stata data la prova del fatto che l’autovettura era guidata senza il permesso del proprietario.
In 2° grado, la Corte d’Appello, invece, accoglie l’impugnazione, riconoscendo che il veicolo de quo fosse il medesimo di cui era stato denunciato il furto.
Dunque, la Corte si serve delle tabelle milanesi per quantificare il risarcimento aumentandolo del 25%, quindi personalizzandolo, a causa di una invalidità permanente dell’incidentato e prevedendo altresì una somma a titolo di danno morale dovute per le “sofferenze interne” patite, somma extra indipendente risarcimento previsto dalle tabelle.
La compagnia assicurativa finiva con il rivolgersi in Cassazione, lamentando prima di tutto che la personalizzazione del danno biologico fosse dovuta in casi e circostanze specifiche non in quello che occupava la Corte poiché non poteva basarsi su una “indubbia impossibilità di cimentarsi in attività fisiche” dell’incidentato, condizione questa che, a parere della Cassazione, è già determinata nella forbice dei valori standard delle tabelle, “con la conseguenza che tale pregiudizio è stato liquidato due volte: la prima a titolo di danno alla salute, la seconda a titolo di personalizzazione, in difetto – però- dell’indicazione di circostanze specifiche ed eccezionali”.
Per quanto attiene, invece, la liquidazione del danno morale, la Corte di Cassazione ha ritenuto di doversi liquidare come voce di danno a parte.
Gli Ermellini sottolineano l’autonomia del danno morale rispetto a quello biologico, essendo una sofferenza interiore patita dall’infortunato, risulta essere meritevole di un compenso aggiuntivo, slegato dalla personalizzazione prevista dalle tabelle e, in tale ottica, è stato considerato corretto l’atteggiamento della Corte d’Appello che aveva valutato autonomamente il ristoro del danno morale rispetto alla precedente personalizzazione del danno biologico (art. 138 C.d.A.).
La Suprema Corte ha considerato che il danno morale non è accertabile con visita medico legale poiché esso è sostanzialmente uno stato d’animo che produce una sofferenza ed esula da situazioni dinamico-relazionali del danneggiato.
Per cui nel caso in cui fosse accertata l’esistenza del danno morale si dovrà procede a determinare il quantum risarcitorio applicando le “tabelle” che indicano un valore monetario complessivo considerando la liquidazione di entrambe le voci di danno; nel caso in cui tale accertamento producesse l’esclusione dell’esistenza del danno morale andrebbe liquidata solamente la voce relativa al danno biologico. Ed in quest’ultimo caso, ove sia possibile una personalizzazione del danno biologico, l’aumento potrà raggiungere fino ad un 30% del valore del danno biologico stesso, pulito dal valore di danno morale erroneamente inserito in tabella.
Sulla stessa “lunghezza d’onda”, si ripropone la Cassazione Civile con la recentissima sentenza n. 9006 del 21/03/2022, in cui gli Ermellini insistono sul concetto sopraesposto. Dunque il danno morale, nel caso in cui fosse dedotto e provato, deve essere valutato e liquidato separatamente (art 138, punto 2 lett. E del nuovo testo C.d.A.), poiché non è riconducibile ad una valutazione medico legale, ma attiene ad uno stato d’animo dell’individuo, una sofferenza interiore che prescinde le vicende dinamico-relazionali della vita del danneggiato.

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