Hai una reputazione da difendere? Quando in gioco c’è il tuo nome, attenzione anche al fuoco amico!

Hai una reputazione da difendere? Quando in gioco c’è il tuo nome, attenzione anche al fuoco amico!

 

Sembrerà strano ma questo titolo prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto a Palermo, nella fattispecie una sparatoria (da cui nasce ironicamente il titolo di questo articolo). Fatto che non commenterò per la sua gravità, tralasciando di esso gli aspetti deplorevoli, ma che vorrei prendere come spunto per una seria riflessione sulla nota questione della “Reputazione” di ognuno di noi, con particolare riferimento alla “Reputazione Professionale”.

 

Abbiamo più volte parlato del “Personal branding” come l’insieme di tutte le azioni e strategie concorrenti alla “reputazione” di un professionista, di un imprenditore, di un politico, o in generale di un individuo esposto e attivo nella società. Abbiamo dimostrato con molteplici esempi pratici che il “nome e cognome” di un professionista è di per sé un “Brand” ovvero un “marchio distintivo” che si propaga attraverso il passa parola e il web.

 

Avete presente la famosa e vecchia frase “Ho una reputazione da difendere”? Ebbene la questione presa in esame è proprio questa.  Quali notizie, immagini, video appaiono quando qualcuno cerca il tuo nome e cognome su Google?

 

Prima di tornare al fatto di Palermo, voglio fare una premessa. Come è noto ai lettori di questa rivista ho dedicato la mia vita professionale alla comunicazione e al marketing con particolare orientamento al digitale e con specifica attenzione al “corporate branding” e al “Personal branding”. Pertanto, la mia “web reputation” è forte e anche il suo posizionamento online. Chiunque cerchi notizie su “Emanuele Presti” attraverso Google troverà una serie di elementi che saturano tutte le posizioni della prima pagina come ad esempio i link dei siti web delle mie aziende, sito personale, linkedin, video da youtube, citazioni da riviste o parti terze, facebook e twitter che costituiscono, peraltro, una presenza ingombrante per i miei omonimi (e in questo caso mi riferisco ad altri professionisti) che patiscono questo mio solido posizionamento online.

 

Così dopo tanti anni di onorata attività e solido posizionamento arriva a Palermo qualcuno che il 3 luglio 2021 decide di sparare al padre Giuseppe ferendolo gravemente all’addome per poi costituirsi. Per quanto grave non ci sarebbe nulla da aggiungere se non fosse per il fatto che il pistolero si chiama Emanuele Presti e che come è naturale immaginare tutti i giornali online e non solo (con particolare riferimento alle testate del territorio) hanno parlato di questo fatto con la logica conseguenza di far schizzare su Google gli articoli di cronaca con la parola chiave “Emanuele Presti”. Più o meno il panorama suonava come segue “In manette Emanuele Presti, 29 anni, che dopo aver ferito gravemente all’addome il genitore” oppure (ANSA) – PALERMO, 03 LUG – E stato arrestato dalla polizia a Palermo per tentativo di omicidio Emanuele Presti…”.

 

Comprenderete che, per usare una battuta, la ricerca su Google del mio nome è risultata essa stessa coinvolta nel conflitto a fuoco. Per fortuna per me senza gravi conseguenze. Analizziamo il pericolo. Il rischio è la confusione, l’equivoco e soprattutto la perdita di posizioni sulla prima pagina a vantaggio peraltro di un evento negativo i cui toni nel caso specifico suonano con “Emanuele Presti arrestato per tentato omicidio”. E’ chiaro che l’equivoco avrebbe vita breve avendo io (aimè) più di 29 primavere all’attivo, essendo originario di Catania, vivendo a Roma e non a Palermo e soprattutto essendo ben lontano dall’ipotesi di sparare a mio padre. Ma il fatto sussiste per riflettere. Questo è un caso estremo, ma in assenza di un posizionamento strutturato un professionista rischia non solo di non essere trovato per eventuali approfondimenti derivanti dal passaparola, ma addirittura confuso con potenziali omonimi, che nella migliore delle ipotesi non sparano alla gente ma fanno altro. Nel mio caso l’azione di posizionamento sviluppata nel tempo ha contenuto moltissimo i danni, perdendo solo un link a volte due nei risultati della prima pagina per dare spazio alle testate giornalistiche che parlano del fatto di Palermo. Ma cosa sarebbe accaduto se non avessi avuto un posizionamento forte? E soprattutto si può davvero credere che nel 2021 un professionista possa esimersi dal collocare sul web una propria presentazione professionale per comunicare col proprio pubblico verso i clienti e i potenziali clienti? Io credo di no, ma non solo io. Oggi chiunque voglia entrare in contatto con voi, sia se attivato dal passa parola che da una ricerca online su un argomento in cui siete autorevoli, cercherà approfondimenti su Google per capire chi siete, che faccia avete, quale sia la vostra storia, la vostra biografia, quali le vostre competenze. Così il personal branding di un professionista è divenuto fondamentale perché è strettamente connesso alla reputazione da difendere e diffondere ed è a pieno titolo uno strumento integrato alla stessa reputazione professionale in senso più allargato. Oggi non è più possibile lasciare “spazi vuoti” neanche online. Diviene imperativo essere presenti e ben posizionati sempre, per farsi trovare sia da chi ci conosce che da chi non ci conosce ancora. Curare la propria immagine è ormai un’attività che non riguarda solo l’aver cura delle tradizionali dinamiche della professione. Essere online e saper proporsi anche sul profilo web e social network diviene un’opportunità e una necessità non più rimandabile e soprattutto fondamentale per ampliare e difendere il passa parola, che continua ad essere la base più importante per l’affermazione di un professionista.

 

Auguro una pronta guarigione alla persona coinvolta nella sparatoria e ai lettori di questo articolo una serena estate, ove sia possibile rilassandosi produrre buone idee per la ripresa.

 

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