Fuori dall’Ordine, ma nel cuore dell’Avvocatura

Fuori dall’Ordine, ma nel cuore dell’Avvocatura

Sant’Ivo, la gara canora di beneficenza, quest’anno non sarà l’Evento Natalizio patrocinato dall’Ordine di Roma, ma – forse proprio per questo – lo spettacolo che sarà tenuto a marzo prossimo sarà ancor di più l’Evento per tutti gli Avvocati Romani e del distretto, che ormai da quattro anni l’attendono con sempre maggiore interesse.

 

Quando si è diffusa la notizia dei casting per l’edizione 2020, infatti, da tutto il Distretto della Corte di Appello sono arrivate telefonate di potenziali partecipanti per informarsi sulle modalità di partecipazione perché, pur se  lo spettacolo è a Roma ed ha come sede naturale il teatro Brancaccio, il suo charme appartiene a tutti coloro che l’hanno conosciuto.

Quando, dopo un triennio di spettacoli di beneficenza, “contenitori” di prosa, musica, recitazione, da Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma, con l’altissimo onore di essere delegato alla Cultura e allo Spettacolo, decisi di tentare la via di un concorso musicale e, per la prima volta, chiesi che venissero annunciati i casting, ricevetti la telefonata di un Collega, che mi è caro, e che non aveva capito niente dello spirito che permea questa manifestazione.

Mi disse: “Veniamo in tre, faremo la canzone del gruppo Il Volo”. Risposi: “Non sapevo cantassi musica lirica” e, a sua volta, “ma no, veniamo con un testo parodia per gli Avvocati”. Fu la necessità a suggerirmi di rispondere: “Allora non venite, non è la Corrida”.

Come tanti altri Colleghi condivido l’ambito dell’arte, direbbe Kavafis, come si condivide una passione, anche quella calcistica, come un qualcosa di molto “serio”.

Per l’arte, sono disposto a sacrificare le ore di riposo, il sonno, le ore nell’intimità in casa con gli affetti più cari, spesso trascinati a loro volta nella realizzazione dei progetti.

Per l’arte, sono disposto a viaggiare, a lavorare senza compenso e, se – come accade per Sant’Ivo – il fine è di beneficenza, anche a rimetterci del mio.

Per l’arte, sono disposto a rischiare, a mettermi in discussione, a sopportare le critiche come a ricevere consensi, applausi, complimenti che sono sempre un punto di partenza, mai di arrivo. L’arte è una passione che, in tanti, condividono.

Nascosti dietro mucchi di carte, tra fascicoli polverosi, sotto toghe consunte o appena donate al momento del giuramento, batte il cuore di cantanti, musicisti, poeti, scrittori, narratori, sceneggiatori, pittori, scultori, fotografi, disegnatori, artisti di ogni genere che cercano di scordare il colore della loro anima, avvolta in un rassicurante e formale blu, nero, grigio, magari stretta in una lunga cravatta. Ma in scena viene fuori quell’Avvocato che non ti saresti mai potuto immaginare…

Appena giunge il richiamo, come colombe, gli artisti di toga tornano a volare, ad affrontare l’imprevisto, ad amare il colpo d’ala di cui nessuna narrazione davvero epica può far meno. Con loro, per loro chi vi scrive si assume il compito di formare una squadra, di amici, con cui affrontare un lungo percorso di preparazione, ogni imprevisto per creare dal nulla una notte da ricordare.

Questo è Sant’Ivo. Quando i “miei” cantanti salgono sul palco, che se ne rendano conto o no, la mia anima brucia e si consuma con loro in una notte magica. Io vengo dopo di loro, come una madre che da lontano nel trionfo dei suoi figli osserva e spera.

Per noi quel palco non sarà mai un punto di arrivo. Solo la base di un nuovo inizio che deve rinnovarsi, quel grande spazio di gioco che tiene viva la nostra giovane umanità.

 

Anni di giovinezza, vita di voluttà…

Come ne scorgo chiaramente il senso.

Quanti rimorsi inutili, superflui…

Ma il senso mi sfuggiva, allora.

Nella mia giovinezza scioperata

si formavano intenti di poesia,

si profilava l’ambito dell’arte.

Perciò così precari i miei rimorsi!

E gl’impegni di vincermi e mutare,

che duravano, al più, due settimane

Konstantinos Kavafis

 

PALMARES