Benessere animale negli allevamenti intensivi

Benessere animale negli allevamenti intensivi

La sensibilità della popolazione verso il benessere degli animali è in aumento e le poche leggi esistenti mostrano i segni dell’età. Nell’attesa che il legislatore intervenga, gli avvocati si fanno paladini della “categoria”.

 

L’allevamento intensivo di animali, che si è imposto nel corso dello scorso secolo, viene oggi pesantemente criticato sul piano della sostenibilità ambientale, sulla base di evidenze scientifiche oramai incontrovertibili. Ma è soprattutto il tema del benessere animale a infuocare i dibattiti negli ultimi anni e non si tratta semplicemente della contrapposizione tra vegani e “carnivori”: si sta diffondendo un’attenzione verso la misera sorte di milioni di animali destinati all’industria alimentare, messa a nudo da scrittori come Safran Foer nel suo “Se niente importa” (Guanda, 2012) e soprattutto dalle indagini di associazioni animaliste che hanno raggiunto milioni di persone e riguardano anche “eccellenze italiane” come il prosciutto di Parma e la mozzarella di bufala campana.

Crudeltà gratuite, scarsa igiene e pulizia, animali in evidente stato di sofferenza, spesso lasciati morire senza cure o soppressi in modo brutale: le immagini portate alla luce da questi audaci investigatori descrivono un orrore quotidiano che avviene lontano dalle nostre città. Un fenomeno che appare talmente ricorrente da non potersi ragionevolmente definire “caso isolato”, nonostante le immediate rassicurazioni dell’industria e del Ministero, secondo cui il sistema di controlli italiano sarebbe uno tra i migliori al mondo. Eppure, anche laddove le leggi sono pienamente rispettate, la visione delle immagini degli allevamenti lascia l’amaro in bocca: evidentemente qualcosa non torna.

Ecco che emerge una presa di coscienza collettiva, che possiamo riassumere nella considerazione che le estreme condizioni di confinamento di questi animali — che trascorrono un’esistenza ben diversa dalla “vita degna di essere vissuta” che l’etologia definisce canone di “benessere” — rappresenta un “problema” da risolvere per la nostra società e anche in fretta, dati i numeri impressionanti di animali coinvolti. Nel 2016 è stato dedicato a questo tema un sondaggio speciale di Eurobarometro. Secondo il 94% degli intervistati, è importante proteggere il benessere degli animali da allevamento; l’82% pensa che dovrebbero essere tutelati meglio di quanto siano attualmente; il 64% vorrebbero maggiori informazioni sul trattamento degli animali allevati nel proprio paese.

Sul piano giuridico, dobbiamo rilevare che le poche leggi di protezione esistenti intendono garantire nient’altro che standard minimi di benessere, che si palesano del tutto insufficienti se analizzate secondo i canoni dell’etologia. Lo sforzo legislativo ha cercato di trovare un punto di incontro tra le opposte esigenze della tutela del benessere animale e della massimizzazione della produzione, tuttavia il baricentro è vistosamente sbilanciato a favore dell’industria. Ecco che ad esempio è tuttora consentito l’utilizzo di gabbie per galline ovaiole, conigli, vitelli, scrofe e quaglie. Nel 2018 una inedita coalizione composta da oltre 160 organizzazioni in tutto il continente ha lanciato l’iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age”, che intende abolire questo sistema di allevamento per consegnare alla prossima generazione un mondo senza gabbie: oltre 1,5 milioni di persone in tutta l’Unione Europea hanno aggiunto la propria firma per chiedere alle istituzioni europee di compiere questo primo importante passo.

Altro problema delle leggi esistenti è che la loro piena attuazione è stata spesso rimandata senza troppi scrupoli, come dimostrano una serie di esempi, primo fra tutti l’attuazione da parte dell’Italia della direttiva sulle “gabbie arricchite” per le galline, avvenuta solo dopo l’apertura della procedura di infrazione da parte della Commissione; o ancora il taglio delle code dei suinetti, pratica che sarebbe considerata eccezionale, eppure in Italia (e non solo) viene attuata in modo routinario, in chiara violazione del dettato normativo.

Non resta che prendere atto che il tema necessita di urgenti interventi legislativi ma non solo: occorre organizzare utilizzare in modo efficace gli strumenti esistenti, per rendere giustizia a queste vittime silenziose e indifese, che reclamano giustizia. Alcuni pensatori ritengono che il prossimo grande avanzamento della nostra civiltà dopo la liberazione dalla schiavitù, la parità di genere e il movimento LGBT possa essere rappresentato dal riconoscimento e affermazione dei diritti animali. Nel 2007 il trattato di Lisbona ha segnato un primo passo, definendo gli animali non umani “esseri senzienti”. Nel 2012, anche la scienza ha dato una sua legittimazione, attraverso la dichiarazione di Cambridge, con la quale un gruppo di neuroscienziati ha certificato che gli animali hanno una struttura cerebrale simile alla nostra: sempre più lontani sono oramai i tempi in cui certi filosofi definivano gli animali “privi di pensiero”.

Quali saranno i prossimi importanti passi è presto per dirlo. Quel che è certo è che noi avvocati siamo chiamati a contribuire, innanzitutto sorvegliando affinché le leggi esistenti siano pienamente applicate, oltre che attraverso la formulazione di proposte innovative. È questo lo scopo di Animal Law (www.animal-law.it), associazione composta da giuristi esperti in tutela animale, alla quale tutti i colleghi sono invitati a iscriversi e offrire il proprio contributo.

Sul versante specifico della sorveglianza sul rispetto della legge, penso innanzitutto alla tutela penale, oggetto di un intervento legislativo importante ad opera della L. 189/2004, che pure già mostra i segni dell’età. Gli animali che subiscono abusi non possono nominare un difensore: le loro difese sono assunte dalle associazioni animaliste, le quali a loro volta si rivolgono ad avvocati esperti. Negli ultimi due decenni, sono nate una serie di nuove realtà associative che all’azione a tutela di cani e gatti hanno affiancato un intervento in ambito zootecnico, come Essere Animali (www.essereanimali.org), associazione italiana che si batte per i diritti di mucche, maiali, pecore, visoni pesci e altri animali meno visibili, attraverso indagini ma anche pionieristiche azioni legali.

A partire dal prossimo numero della rivista, esamineremo da vicino alcune vicende seguite da Essere Animali, che riguardano proprio la tutela di animali in ambito zootecnico.

 

L’Avvocato Alessandro Ricciuti è responsabile ufficio legale Essere Animali e presidente Animal Law, associazione di giuristi per il progresso del diritto animale.

 

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