Architettura in età post-pandemica. Spazi polifunzionali e orti in copertura per la socialità.

Architettura in età post-pandemica. Spazi polifunzionali e orti in copertura per la socialità.

 

L’attuale emergenza causata dal nuovo Coronavirus (COVID19)  ha stravolto l’intero pianeta e ha reso necessario un cambiamento sostanziale del nostro stile di vita , delle abitudini quotidiane e il ripensamento degli spazi in cui viviamo.

Tutte le città stanno necessariamente affrontando i cambiamenti che la crisi ha portato e le comunità si misurano con  la propria resilienza, con una nuova capacità di resistere a questo improvviso cambiamento.

La città disegnata per la società dei consumi, con le sue numerose contraddizioni sociali e ambientali, si sta ridimensionando secondo una  visione più essenziale.

Il rischio di una nuova emergenza ha poi profondamente cambiato il modo di vivere la socialità comune  delle persone ed è in atto un cambiamento radicale dell’architettura che non è più quella che era ieri.

L’architettura è alla ricercare di un nuovo metodo per rispondere alle necessità della collettività secondo il paradigma della sostenibilità ambientale, sociale e soprattutto economica .

L’ architettura in età post-pandemica, sia pubblica che privata, potrà essere incisiva se avrà la capacità di attuare con tempestività le trasformazioni richieste dal cambiamento.

Nei tempi recenti sono stati ben pochi gli interventi di architettura che hanno saputo affrontare la sfida della rigenerazione urbana del patrimonio esistente, sebbene siano stati numerosi i fenomeni climatici che hanno messo a dura prova i nostri territori.

La “questione ambientale”, che è sempre stata vista in contrapposizione  con lo sviluppo economico non è stata affrontata tenendo conto dell’uomo, in quanto espressione della natura, e non abbiamo cercato di stringere una relazione più stretta con essa.

L’architettura del presente costituisce  una  cerniera tra dimensione umano e paesaggio urbano, ed è alla ricerca del cambiamento anche  grazie all’uso delle tecnologie digitali e industriali, e attraverso il lavorando sugli approcci comportamentali, sui codici e i linguaggi funzionali.

L’architettura della crisi facendo ricorso alle sue capacità creative e innovative ripensa lo spazio domestico e lo rende polifunzionale ,anche fuori dalla dimensione privata, all’interno di una dimensione micro-pubblica come quella del condominio, e soddisfa  la domanda di vivere in comune con solidarietà .

L’architettura dell’emergenza ripensa lo sviluppo della  città, le tipologie edilizie, i luoghi dove viviamo  riportando ad  una dimensione più contenuta gli edifici , ricorrendo sempre più a modelli tipologici essenziali.

Nascono allora nuove tipologie edilizie  basata sulla concentrazione di un limitato numero di  unità abitative con dimensioni più adeguate per accogliere nuovi spazi polifunzionali come  ad esempio ampi  terrazzi  in stretto rapporto con uno spazio verde condominiale, riscoprendo il  modello della Palazzina del Novecento italiano, che ancora oggi è  un esempio che risponde alla mutata esigenza  del vivere nella  dimensione di prossimità.

Nella  città contemporanea dobbiamo realizzare interventi di rigenerazione ; lavoriamo quindi alla    trasformazione degli insediamenti abitativi , per favorire prima di tutto il cambiamento  dei luoghi dove  le persone vivono , promuovendo subito la ricucitura dei brani degradati di città , la sostituzione edilizia di complessi in disuso, la trasformazione di edifici abbandonati ,le nuove edificazioni sempre più sostenibili e rispondenti alla socialità di prossimità.

Gli interventi di trasformazione tendano a migliorare l’efficientamento  solare anche per  limitare lo sfrenato uso di aria condizionata veicolo di tante malattie virali, ad  adeguare il  rapporto di aeroilluminazione negli ambienti domestici per  favorire un maggiore ricambio dia aria naturale, a realizzare  grandi terrazze. Si favorisca, nei nuovi edifici, l’uso  di nuovi materiali che rendano  il costruito più rispondente alle esigenze collettive di maggiore armonia con l’ambiente naturale e alle urgenze climatiche.

L’architettura ripensi negli edifici agli spazi condominiali oggi inutilizzati , crei luoghi per lo svolgimento di attività come lo smart working , le attività fisiche e più  in generale le attività comuni, anche all’aria aperta.

I nuovi insediamenti abitativi sono da  ripensare  a partire dalla necessità di  individuare degli spazi per  la vita collettiva di prossimità sicuri ,funzionali e di grande valore estetico.

Un esempio può essere la realizzazione di orti urbani sulla copertura degli edifici, che possono diventare una risorsa per sfruttare meglio lo spazio degli edifici  esistenti ,attualmente utilizzato solo per la protezione e che può rappresentare una risorsa strategica dove collocare anche attività per la socializzazione.

 

Ripensare il sistema tradizionale della copertura degli  edifici , come il luogo dove si svolge la coltivazione di  piccoli orti, insieme alla  realizzazione di  aree dedicate all’uso comune, può contribuire a far nascere uno  spazio sociale di prossimità all’interno del condomini, oltrechè di solidarietà.

La realizzazione degli  orti in copertura con l’utilizzo della tecnologia delle coltivazione idroponica ,ormai molto diffusa anche negli ambienti domestici, che consente la coltivazione di prodotti agricoli anche con poca profondità di terreno , risponde inoltre alla necessaria esigenza della città di avere maggiori superfici verdi per contenere  l’inquinamento atmosferico  e  combattere i sempre più frequenti eventi climatici catastrofici.

L’architettura  si  muove nella direzione della  sperimentazione di soluzioni che rendano gli edifici meno vulnerabili, dinamici, flessibili e polifuzionali.

Sostenere il cambiamento è necessario, per una vita insieme migliore, tutti siamo responsabili del nostro futuro e dobbiamo evitare che le prossime crisi producano danni ancora più gravi .